F1, intervista a Sticchi Damiani: «Gp d’Italia a Monza, così ho convinto Ecclestone a dire sì»
La stretta di mano tra Bernie Ecclestone e Angelo Sticchi Damiani (Foto by Redazione online)

F1, intervista a Sticchi Damiani: «Gp d’Italia a Monza, così ho convinto Ecclestone a dire sì»

LEGGI La firma - Intervista del Cittadino al presidente Aci Angelo Sticchi Damiani dopo la firma del contratto che mantiene il Gp d’Italia a Monza per altri tre anni fino al 2019. Il racconto delle fasi finali della trattativa con Bernie Ecclestone.

La vittoria è di tutti. Della Brianza, della Lombardia e dell’Italia intera. Anche di Ecclestone, certo, visto il contratto. La Formula 1 resta a Monza per i prossimi 3 anni ed è giusto fare festa, come testimoniano gli applausi arrivati a più livelli e da più fronti, a livello politico. Dopo aver dato la notizia per primi su sito, il Cittadino ha chiesto ad Angelo Sticchi Damiani, appena rieletto presidente dell’Aci con il 97% dei voti, di raccontare il perché di tanta attesa, come si sia arrivati alla tanto sospirata firma e soprattutto cosa devono aspettarsi da ora in avanti Sias, la Brianza, l’Italia.

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Presidente, stavolta è fatta davvero...
Dal presidente del consiglio Matteo Renzi e dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, ci era stato chiesto di risolvere il problema. Noi abbiamo sentito tutta la responsabilità del ruolo. L’Aci e il suo presidente hanno mantenuto l’impegno.

Quali sono stati gli ultimi ostacoli da superare?
Lunedì ero a Londra, ma le divergenze che c’erano sono state superate. A settembre, Bernie Ecclestone voleva apportare ulteriori cambiamenti, ma noi abbiamo resistito. Sapevamo che non era importante chiudere a tutti i costi, ma chiudere nel modo giusto. C’erano interessi reciproci: Monza non poteva mancare dal calendario del Mondiale. La strategia era stata scelta un anno fa, noi l’abbiamo portata avanti. Ecclestone ha capito che non avrei mollato e così è stato.

Quali sono stati i momenti più difficili?
Il ricorso di Imola non mi ha portato preoccupazioni, ma sicuramente un aggravio dei costi. Anche se ormai è inutile parlarne. Però marzo - con le esternazioni di Ecclestone sui tempi stretti per mantenere il Gp, ndr - è stato un mese complesso, l’interferenza è stato un ostacolo non da poco. Ha rallentato moltissimo la chiusura di un’operazione che avremmo concludere prima e con costi minori.

I 68 milioni non sono pochi. E il tempo in cui i Gp portavano vantaggi economici all’organizzatore è finito. Cosa ci ha guadagnato Aci in tutto questo?
Non c’è ricavo, i costi sono molti alti. Ma vale lo stesso principio per cui si dice che da 11 anni abbiamo sulle spalle il Rally d’Italia. Noi lo facciamo volentieri, perché una federazione importante non può permettersi il lusso di non averlo. I doveri vanno oltre l’utilità e le convenienze. Siamo seri e consapevoli: non percepiamo un euro pubblico, ma con un’oculata amministrazione abbiamo la possibilità di sostenere il costo.

Come va la ricerca di partner privati?
Speriamo che da domani altri soggetti vogliano affiancarci in questo grande sforzo. Perché è una grande opportunità per l’Italia, non solo per gli appassionati di questo sport. Per una settimana, a settembre, c’è la possibilità di organizzare tante altre cose. Per di più in un territorio che esprime molte eccellenze, che ha ricchezza e grandi capacità imprenditoriali. Noi faremo di tutto per creare le condizioni migliori. In un “sistema Italia” questo è un evento che va gestito e organizzato con una visione e un progetto pluriennale.

Eni è ancora tra i possibili partner?
Con loro ci sono discorsi avviati, ma non era utile sedersi a un tavolo prima di avere la firma. Oggi noi siamo pronti, poi non so dire se l’accordo si concretizzerà. Ci sono però anche altri grandi nomi, non solo quello di Eni. Ma non penso alle sponsorizzazioni solo come un modo per affiancare un logo: è un’occasione per partecipare attivamente a un progetto molto più vasto e importante.

L’accordo con Ecclestone ridisegna i rapporti di forza e la Sias stessa. Che ha ancora senso di esistere?
Sì, sarebbe ingiusto immaginare che si sia arrivati a tutto questo per caso. Sias è stata molto importante in questi anni. Noi siamo intervenuti perché né Sias né Acm potevano far fronte a costi come quelli necessari per il rinnovo. La nostra è stata una scelta obbligata, ma ora dobbiamo fare di necessità virtù e far sì che il bisogno diventi un’opportunità. Sias ha ancora la sua importanza, la sua esperienza e le sue conoscenze. Un patrimonio che non vogliamo certo disperdere.

Chi paga, comanda. Ci sarà una rappresentanza territoriale nell’organo di gestione dell’autodromo?
Per me non è un problema importante. Non importa che ci siano brianzoli, milanesi o lombardi. Non ritengo utile questo campanilismo. Questa è una gara di tutta Italia e vorrei che tutta Italia la sentisse propria. Ho sempre considerato la localizzazione di Monza, l’area industriale e manifatturiera in cui il circuito è collocato, un vero plus. Ma il ragionamento deve essere esattamente l’opposto: l’enorme sforzo di Aci porterà passività, per i primi due anni almeno. E questo è un regalo al territorio e il territorio deve apprezzare questo sforzo, fatto anche e soprattutto nel suo interesse. Perché ristoratori, albergatori e commercianti avranno vantaggi proprio in questa fetta geografica. Ma noi speriamo che i benefici si estendano oltre la Brianza e la Lombardia. In questo senso, un grosso segnale è arrivato proprio dal presidente Roberto Maroni. Si deve contribuire per ottenere dei risultati, non con la pretesa di avere dei ruoli. Il territorio ha avuto le sue opportunità, ma non sono state colte. Non c’è stata risposta. A bocce ferme siamo pronti a dialogare con tutti per far crescere molto il Gp d’Italia. Che è un evento affascinante e con un pubblico straordinario. Ma le ricadute di questo evento non si dovranno fermare alla Brianza e a Milano.


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