Ciclismo, un secolo di Agostoni
La sua vittoria alla Sanremo

Ciclismo, un secolo di Agostoni La sua vittoria alla Sanremo

lI 5 aprile del 1914, nasi rossi dal freddo annusano l’attesa. Sono le 6.15, in 72 si radunano al via della Milano-Sanremo. Tra loro Ugo, 20 anni e 8 mesi, che nel tardo pomeriggio diventerà il più giovane di sempre a vincere la Classicissima. Non ci crede nemmeno lui, Agostoni da Lissone.

Il 5 aprile del 1914, nasi rossi dal freddo annusano l’attesa. Sono le 6.15, in 72 si radunano al via della Milano-Sanremo. Tra loro Ugo, 20 anni e 8 mesi, che nel tardo pomeriggio diventerà il più giovane di sempre a vincere la Classicissima. Non ci crede nemmeno lui, Agostoni da Lissone, quando da Milano sgambetta in sella accanto al campione italiano Costante Girardengo e a Luigi Ganna, primo trionfatore del Giro d’Italia. Unico vincitore del Bel Paese nelle sette precedenti edizioni della Sanremo.

È l’ottava edizione e Galetti fugge in salita ma grazie a un passaggio a livello chiuso, ad Arma di Taggia entrano nel plotoncino che comanda la corsa anche Ganna e Vincenzo Borgarello. All’ultimo chilometro, mentre si prepara la volata, un’auto gialla in manovra improvvida fa cadere Borgarelloì. Dal polverone emergono Agostoni e Galetti, compagni nella Bianchi, col lissonese che a 400 metri dal traguardo piazza lo scatto decisivo ed entra nella storia.

Anni dopo, è il 1922, Agostoni sarà settimo nella sua ultima Sanremo, con traguardo tagliato alle 17.04. Il distacco lo si deve calcolare, fa fede l’orario di arrivo. Sono trascorsi 11 anni dal 16mo posto dell’esordio. In mezzo un quattordicesimo, un ottavo e un quinto. Ma, soprattutto, il terzo posto del 1918 e il successo del 1914. La Grande Guerra gli ruba il palcoscenico e il fiore degli anni. A fine carriera ci saranno comunque partecipazioni a 9 Lombardia e 9 Giri d’Italia, oltre che un Tour. Vincerà anche un Giro dell’Emilia e “d’ufficio” anche una tappa al Giro d’Italia, che terminerà settimo in classifica generale, a 4 ore 17’35”. Nella Trieste-Milano, 421 chilometri, i tifosi invadono il Trotter, la volata fra i dieci superstiti è impossibile. E tutti vengono classificati con lo stesso tempo, dopo 16 ore 4’42”: Agostoni, Alavoine, Buysse, Di Biase, Gremo, Rossignoli, Petiva, Sala e “l’eterno secondo” Gaetano Belloni, quell’anno in rosa.

E dire che Agostoni ci ha già provato al quinto Giro della storia, quello del 1913. Corre nella Maino con Girardengo, Oriani, Bordin e Torricelli. Il 14 maggio c’è la Salerno-Bari, tappa di buche, polvere e gola seccata dal caldo. Appena usciti da Eboli c’è un clamoroso errore di percorso. I corridori scattano su strade diverse, gli organizzatori hanno il loro bel daffare. Ugo se ne va, ma è una fuga con la caducità delle foglie d’autunno. Viene fermato per ultimo.

Agostoni cercherà anche di insidiare due volte il record dell’ora, sulla pista delle Cascine, nell’estate del 1911. Un catino che, solo ufficialmente, misura 333,33 metri. L’anno dopo però fa sognare alla Seicento chilometri. A Modena, di notte, il passaggio a livello è chiuso. Sguscia sotto le sbarre e sparisce. Prima dell’alba, lungo la via Emilia, cedono uomini di ferro come Rossignoli e Micheletto. Agostoni ingoia Bologna, Ferrara e Pontelagoscuro, passando sul nuovo ponte di ferro sul Po. Cavalca verso Rovigo, a Legnano ha 20 minuti di vantaggio e si invola solitario su Verona. Ma va in crisi. A Desenzano è ancora primo, ma le colline del Garda lo sfiancano. A Vobarno scende di bici e siede sul parapetto del Chiese. Ganna lo passa.

L’anno successivo, tenterà di giocare di furbizia. Si fermerà a Iseo, fingendo una foratura. Prendendo una scorciatoia per i campi e fuggendo davanti a tutti, ma venendo bloccato da una foratura. Al Trotter ci sono diecimila spettatori. Vince Girardengo, Agostoni verrà smascherato e squalificato.


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