Calcio Monza, Paolo Berlusconi al Cittadino: «Intitoleremo Monzello alla memoria di mio papà»
Paolo Berlusconi in redazione a “il Cittadino” (Foto by Fabrizio Radaelli)

Calcio Monza, Paolo Berlusconi al Cittadino: «Intitoleremo Monzello alla memoria di mio papà»

VIDEO - Il presidente del Monza: «Silvio ha vinto più di Santiago Bernabeu. Il Brianteo porterà il suo nome? Un passo per volta. Intanto potrebbe rivivere il Trofeo Berlusconi. E una volta arrivati in Serie A vedremo se fare qualcosa di importante»

Qualcuno dice che il silenzio è la gentilezza dell’universo. Il silenzio, per Paolo Berlusconi, è una forma di rispetto. Perché, lo ripete due volte, «io sono un presidente al servizio del club». Il numero uno biancorosso non si tira indietro, quando si tratta di parlare del «suo» Monza. Ma lo fa con quel distacco che altro non è se non la misura dell’attenzione e dell’omaggio «all’anima del Monza: l’amico Adriano Galliani. E a mio fratello, il Presidentissimo». Paolo Berlusconi, presenza costante al Brianteo, parla del patron Silvio e di un legame «dall’amore grande», romantico come «la perfetta didascalia della nostra avventura al Monza».

L’INTERVISTA

Presidente, rompe oggi il silenzio che l’accompagna dall’inizio di questa avventura. Perché questa scelta?
«Lo faccio volentieri e ringrazio per l’opportunità. Anche al Milan, quando ero vicepresidente, ho sempre cercato di non rilasciare interviste, per evitare di creare confusione. Ma io ci sono, sono sempre stato a supporto della società. Ho un ruolo abbastanza particolare, difficile: non levare il palcoscenico a chi ne ha diritto».

Suo fratello e l’amministratore delegato Adriano Galliani non hanno mai fatto segreto di essere arrivati al Monza per portarlo in alto.
«L’obiettivo è quello di regalare al Monza quel che gli manca da sempre, la serie A. Per la terza città di Lombardia, è una lacuna da colmare assolutamente».

Maurizio Ganz, a “il Cittadino”, ha detto che l’obiettivo del Monza non è arrivare in serie A, ma restarci a lungo. È così?
«I nostri tifosi cantano “Berlusconi portaci in Europa”. Quando mio fratello ha comprato il Milan per farla diventare la prima squadra al mondo, tutti hanno riso e deriso. Poi sapete quali pagine di storia sono state scritte. Sul Monza è giusto non avere ambizioni esagerate, poniamoci un obiettivo alla volta. Quest’anno la Serie B è un must. Poi, come il Signore che ha lavorato 6 giorni e al settimo si è riposato, vedremo quali saranno le indicazioni di mio fratello. Se riposarci un po’ o fare subito qualcosa di importante».

La Serie C, insomma, sembra già quasi dimenticata.
«Come dice Galliani, i presidenti di C sono degli eroi, perché questa categoria è solo un costo. Con la B, gli investimenti vengono alleviati dagli ingressi dei diritti televisivi. In A, anche una squadra piccola ha introiti importanti».

Un’altra immagine di Paolo Berlusconi in redazione

Un’altra immagine di Paolo Berlusconi in redazione
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Quando avete acquisito la società, qualcuno temeva che voleste creare una sorta di Milan B. Altri che voleste speculare sull’area stadio. Vi ha infastidito tutto ciò?
«In oltre 25 anni ce ne hanno dette di tutti i colori, quindi non ce ne siamo nemmeno accorti. Le nostre finalità sono sempre state dichiarate e precise. Quando abbiamo venduto il Milan lo abbiamo fatto perché non era più compatibile con le esigenze finanziarie del calcio moderno: con l’ingresso di oligarchi ed emiri, restare tra le prime cinque al mondo non era più possibile. I malevoli hanno pensato che volessimo vendere a noi stessi per far rientrare denaro dall’estero. Che non abbiamo mai avuto. Figuriamoci se uno usa un veicolo così nascosto come una squadra di calcio… Oggi chi va al Brianteo capisce quali sono le intenzioni di questa società».

Dentro e fuori dal campo, qual è la sua idea di Monza?
«La squadra è stata rafforzata con un’idea molto chiara, quella di raggiungere in due o tre anni la Serie A. Dagli obiettivi discende la squadra. Abbiamo due giocatori forti per ruolo, un allenatore in assoluta sintonia con le idee mie, di Adriano e Silvio. E la consapevolezza di dover raggiungere il risultato. La società è stata messa nelle condizioni di raggiungere l’obiettivo, che non è solo sportivo ma è più ampio».

Si riferisce alle strutture?
«Siamo partiti dalla logistica, dal Brianteo e dal Monzello. Due infrastrutture assolutamente importanti per caratterizzare la società. La serietà del progetto paga: non c’è alcun giocatore contattato da Galliani o dal d.s. Antonelli che abbia detto no aprioristicamente al Monza».

Diverso è stato per chi abita in Brasile, tipo Kaka?
«Sì, sarebbe venuto per romanticismo. Anche un giocatore del Milan attuale è stato contattato, ma avrebbe voluto lo stesso stipendio. Innanzitutto bisogna badare alla sostanza, per questo abbiamo creato una squadra con due giocatori per ruolo. Poi c’è la ciliegina sulla torta, il grande giocatore. Tutti i calciatori a cui è stata ipotizzata la possibilità di venire a Monza, avevano chiara in mente una cosa: la nostra non è un’avventura temeraria».

L’impegno della famiglia nel Monza ha un orizzonte temporale?
«Il Milan l’abbiamo tenuto 31 anni. Diciamo che noi siamo per gli innamoramenti e i matrimoni. Non per il mordi e fuggi».

Con il Monza a che livello siamo nell’innamoramento?
«Come sa, noi Berlusconi siamo molto portati all’amore (sorride). E con questo credo di averle già risposto. Sono sempre stato milanista, sin da piccolo andavo a vederlo con mio papà. Ma guardavo anche le partite dell’Inter e ricordo di aver visto una sua vittoria con la Spal per 8-0, con 5 gol di Angelillo. Ma il Monza mi è subito entrato nel cuore e confesso che due settimane fa mi sono trovato a guardare sull’iPad la partita del Monza, quella dell’Alessandria e quella del Renate. Quando ho realizzato ciò che stavo facendo, mi sono a messo a ridere, perché è la stessa passione con cui una volta guardavo Milan-Real».

Con un Monza che scala le classifiche, al primo Monza-Milan che emozioni vivrà? Per chi farà il tifo?
«Diciamo che saremo sul pareggio. A meno che il Monza non sia in lotta per vincere lo scudetto (ride)».

Suo fratello l’ha buttata lì: «Giocassimo contro il Milan, vinceremmo 3-0».
«Ce la giocheremmo. La prova è stata Fiorentina-Monza di Coppa Italia, in cui abbiamo tenuto in pugno la gara fino a 20 minuti dal termine».

Per giocare contro squadre di grande richiamo, si potrebbe far rivivere il vecchio Trofeo Luigi Berlusconi al Brianteo?
(silenzio) «Non ci abbiamo più pensato, ringrazio per l’idea. Si potrebbe ripristinare».

Suo fratello in passato diceva: «Hanno intitolato uno stadio a Santiago Bernabeu, che ha vinto meno trofei di me». La conquista della Serie A potrebbe valere l’intitolazione del Brianteo?
«Un obiettivo per volta. Su idea di Galliani, a Natale vorremmo intitolare il centro Monzello a Luigi Berlusconi, il nostro papà».

Che rapporto avete con l’amministrazione comunale?
«Direi ottimo. Con il sindaco Dario Allevi e la sua giunta siamo in perfetta sintonia. Anche se il rapporto con le giunte precedenti è stato particolarmente difficile e in passato sono rimasto deluso, ai tempi dell’operazione Cascinazza, che avrebbe dato a Monza un quartiere assolutamente all’avanguardia, in stile Milano 2 o Milano 3».

Si è parlato nei mesi scorsi di contatti con il Vero Volley e con la Fiammamonza. C’è qualcosa di concreto?
«Per la squadra femminile, con il presidente Roberto Mazzo ci sono già sinergie e valuteremo. La mia esperienza con la Polisportiva Mediolanum mi fa essere piuttosto scettico sulla presenza di altre discipline, perché se investi nel basket o nella pallavolo sei obbligato a non deludere i tifosi, ma il progetto diventa molto costoso».

Nel vostro progetto calcistico c’è invece una squadra di giovani, italiani, senza tatuaggi. Dove nasce?
«L’Italia non si è neanche qualificata ai Mondiali, perché il bacino da cui il “povero” Roberto Mancini può attingere si è più che dimezzato, vista la massiccia presenza di giocatori stranieri. Noi vogliamo dare un segnale al mondo del calcio. In questo, il messaggio “politico” di educazione si traduce nel rispetto per gli avversari, con giocatori con i capelli in ordine, possibilmente senza tatuaggi. È un messaggio per i giovani».

Nel Monza attuale, c’è un giocatore sugli altri che l’ha colpita di più?
«D’Errico è senza dubbio tra i migliori. Mi ha stupito Chiricò: l’anno scorso non l’apprezzavo perché non lo capivo, ma quest’anno è tutt’altra cosa. Ma se devo dirne uno, dico Bellusci: è l’uomo che dirige la difesa, il direttore d’orchestra. Ha una grande personalità, ricordo quando a Palermo era lui a parlare con i tifosi. È l’allenatore in campo. E poi è il primo che dopo una vittoria, quando mio fratello entra nello spogliatoio, fa partire il coro “Presidente, premio!”».

Contenti del lavoro di mister Brocchi?
«Lo scorso anno si è misurato con una squadra che era stata costruita in corsa. Oggi percepisco la stima che i giocatori hanno nei suoi confronti e il suo gioco mi diverte. Anche quando si soffre, c’è sempre la consapevolezza di potercela fare. Non come il Milan di oggi. Ma il calcio è bello anche perché ci sono degli incidenti di percorso, non si può sempre vincere».

La ferita più grande della scorsa stagione è stata la finale di Coppa Italia persa a Viterbo o l’eliminazione dai playoff a Imola?
«Ero a Viterbo e devo dire che abbiamo giocato male. Abbiamo perso all’ultimo minuto e per uno che ha vissuto la finale di Champions a Istanbul con il Liverpool, dico che non mi sono disperato. Anche perché, in un certo senso, quello non era ancora il “nostro” Monza. È stata una delusione non aver centrato il successo al primo colpo, sarebbe una delusione non farlo quest’anno. Semmai, la cosa che più mi dà fastidio è sentire l’accostamento: “Il Monza è la Juve della serie C”(ride)».

Si ragiona già sulla Serie B? Quanto di questa squadra sarà all’altezza per un eventuale doppia promozione?
«Sono per il rispetto dei ruoli. Io faccio il presidente, ci penseranno Galliani e Antonelli».

Suo fratello si è regalato il Monza per il proprio compleanno, il 6 dicembre lei compie 70 anni. Che regalo vorrebbe?
«Per eventuali rinforzi nel mercato di gennaio, che comunque non ritengo indispensabili, so che la mente di Galliani è sempre molto fervida. Diciamo che vorrei festeggiarlo con un margine sulla seconda in classifica ancora maggiore».

Arrigo Sacchi ha dichiarato di essere stato contattato da voi, dopo l’esonero di Marco Zaffaroni e prima dell’arrivo di Cristian Brocchi…
«Può darsi, è nella logica delle cose. Le persone con cui lavoriamo diventano spesso amiche e con Arrigo c’è un rapporto di affetto. Presente e futuro devono affondare le loro radici nel passato».

Al Brianteo si vedono tanti ex del Milan: Ambrosini, Massaro, Vieri, Capello. Per loro c’è un futuro biancorosso?
«Tutto è possibile. C’è un rapporto umano e affettivo che tutti riconoscono alla nostra conduzione, perché è più bello portarla avanti con amici a cui si dà del tu piuttosto che con collaboratori a cui si dà del lei. Con mio fratello facciamo squadra dai tempi della Torrescalla, che lui costituì con Marcello Dell’Utri e che l’anno dopo sarebbe diventata Edilnord. Lui presidente, io un centravanti di 16 anni: con il Milan di Francesco Zagatti vincemmo 3-0, io segnai due gol».


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