Calcio, Aurora e Sovicese in campo contro il razzismo: a Desio la risposta agli insulti - FOTO
Sport calcio Aurora Desio Sovicese no al razzismo (Foto by Paola Farina)

Calcio, Aurora e Sovicese in campo contro il razzismo: a Desio la risposta agli insulti - FOTO

La partita tra Aurora Desio e Sovicese del campionato Under 17 è stata la risposta contro l’episodio di razzismo denunciato dalla società desiana una settimana fa nei confronti di un giocatore di 10 anni. Una festa dello sport.

È stata una festa contro il razzismo. La partita tra Aurora Desio e Sovicese del campionato Under 17 è stata la risposta al grave insulto volato in campo una settimana fa durante la sfida dei Pulcini nei confronti di un bambino che ha ereditato il colore della pelle dal papà di origini africane. “Negro di merda” l’aveva apostrofato una mamma, rimasta non identificata, come denunciato poche ore più tardi dalla società desiana.

Sport calcio Aurora Desio Sovicese no al razzismo

Sport calcio Aurora Desio Sovicese no al razzismo
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Sabato pomeriggio la reazione compatta e solidale. Tante persone al campo sportivo di Desio, le squadre hanno portato in campo i disegni realizzati in settimana, i giocatori si sono presentati con segni neri sul volto e il messaggio “L’unica razza che conosco è quella umana” sulle maglie. Fascia dedicata anche per i due capitani, calcio d’inizio riservato a Momo, il giocatore del Melzo aggredito in campo una settimana fa. Applausi dal pubblico al simbolico lancio di palloncini. “Var - Vietato ai Razzisti” è il nuovo slogan della società.
Fra i presenti le istituzioni rappresentate, fra gli altri, dal sindaco desiano Roberto Corti e dall’assessore regionale Martina Cambiaghi.

Sport calcio Aurora Desio Sovicese no al razzismo

Sport calcio Aurora Desio Sovicese no al razzismo
(Foto by Fabrizio Radaelli)

«Non ci aspettavamo tutta questa risonanza - ha commentato la mamma del giovane calciatore nei giorni scorsi al Cittadino - Se tutto questo serve per trasformare un fatto grave in un messaggio propositivo, siamo contenti. Mi domandavo quando sarebbe toccato a noi, finora ci era andata bene. Nostro figlio è stato un grande. Ha guardato la signora. Poi ha continuato a giocare. Non ha reagito all’insulto. Non ha offeso a sua volta. Ma non si è nemmeno fatto intimorire, lamentato, messo a piangere o altro. Questo abbiamo sempre insegnato, a lui e ai suoi fratelli: che avere i genitori di due Paesi e di due culture diverse è un privilegio, una ricchezza. E che chi non lo comprende è solo ignorante. In senso etimologico. Non sa, non capisce. E va, appunto, ignorato».

(* ha collaborato Paola Farina)


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