#Morosininpista: è per qualche istante in Ferrari i direttori tecnici sono diventati sei (ma ne basterebbe uno)
F1 Gp Austria 2020 (Foto by Scuderia Ferrari su Facebook)

#Morosininpista: è per qualche istante in Ferrari i direttori tecnici sono diventati sei (ma ne basterebbe uno)

Per un errore sul sito della casa di Maranello i direttori tecnici sono diventati sei. Giusto qualche istante, prima di diventare team tecnico. Ma alla Ferrari di direttore tecnico ne basta uno. Purché ci sia.

Che la Ferrari abbia bisogno di un direttore tecnico è parso chiaro non solo ai media ma anche ai tifosi e alla stessa casa di Maranello. Ma che l’ufficio comunicazione ne desse, nella pagina dedicata ai direttori tecnici sul sito ufficiale della Ferrari, addirittura sei, questo da Luca Colajanni non ce lo saremmo mai aspettato. Soprattutto alla vigilia del GP dei 70 della F1, che si disputerà domenica sulla pista di Silverstone, dove la Ferrari conquistò, nel 1951 con Froilan Gonzalez, la sua prima vittoria in formula 1.

Recentemente Mattia Binotto aveva lasciato proprio il ruolo di direttore tecnico che teneva insieme a quello di team principal. Ma che il ruolo, dopo Binotto, fosse occupato da sei direttori tecnici sarebbe un po’ troppo. L’errore, palese, è stato cancellato qualche ora dopo e la sezione da “direttore tecnico” è diventata “team tecnico”. Di questo team tecnico fanno parte Enrico Gualtieri per i motori, Enrico Cardile per la ricerca delle prestazioni, Simone Resta per lo sviluppo del telaio e infine il direttore sportivo per le operazioni in pista, Laurent Mekies. Più Ineki Rueda alle stretegie e Matteo Togninalli capo degli ingegneri di pista. L’errore dell’ufficio comunicazione è quanto mai sorprendente per chi, come me, conosce Luca Colajanni: uomo preciso, estremamente pignolo nel controllo di tutto quello che esce da Maranello relativamente alla formula 1.

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Un errore del genere non è da lui, che era stato in Ferrari per tanti anni con Jean Todt team principal, prima di passare alla FIA e alla formula E. Probabilmente l’errore è sfuggito a qualche impiegato dell’ufficio comunicazione Ferrari mentre Colajanni era a pranzo oppure al bar a prendere un caffè. Ma il fatto è che quell’errore è rimbalzato sul web e i tifosi ci hanno ironizzato parecchio, anche in modo salace. Ci sarebbe da sorridere, se la decisione del vertice di Maranello non ponesse riflessioni negative sul comportamento del vertice di Maranello. A dirigere i vari compartimenti della gestione sportiva ci sono esattamente gli stessi personaggi che hanno fallito la stagione scorsa, che stanno fallendo quella attuale e che, se non verranno prese drastiche decisioni, falliranno anche quella 2021 visto che il regolamento tecnico non cambierà e, quindi, l’anno prossimo si correrà con le stesse monoposto di quest’anno.

Non mi stanco di ripeterlo. Alla Ferrari occorre un direttore tecnico, uno solo e non un team in cui il pericolo di incomprensioni fra componenti non è possibile escludere a priori. E per avere un direttore tecnico che sappia il suo mestiere e comandi i vari tecnici dei vari reparti a seconda delle competenze senza intromissioni e senza discussioni. Com’era Ross Brawn ai tempi di Montezemolo, sotto la direzione della Gestione sportiva di Jean Todt. E un tale elemento costa, parecchio. Se il presidente della Ferrari non viene nella determinazione di spendere non riuscirà a sollevare la squadra. Peggio ancora se, dopo aver scelto il direttore tecnico ad hoc, per ingraziarsi il presidente della FIA accetterà di inserirne il figlio al posto di Mattia Binotto. Un posto che in questo momento, a mio avviso, spetterebbe in solo a Piero Ferrari.


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