#Morosininpista, Carlos Sainz jr in Ferrari: una scelta ricca di insidie
F1 2020 Test Barcellona 28 febbraio Formula 1 Ferrari Charles Leclerc - foto Fabio Vegetti/ilCittadinoMB

#Morosininpista, Carlos Sainz jr in Ferrari: una scelta ricca di insidie

Il giornalista Nestore Morosini commenta l’arrivo di Carlo Sainz jr in Ferrari al fianco di Charles Leclerc, dopo il sostanziale “licenziamento” di Vettel. Una scelta ricca di insidie per “due galli nello stesso pollaio”.

È arrivata l’ufficialità: Carlos Sainz è un nuovo pilota della Ferrari. Lo spagnolo, correrà al fianco di Charles Leclerc nelle stagioni 2021 e 2022. Sostituirà Sebastian Vettel, praticamente licenziato (attraverso l’offerta di un ingaggio fortissimamente ridotto rispetto all’attuale) secondo i sussurri del circus per decisione di John Elkan, presidente della Ferrari, deluso dalle prestazioni scadenti del pilota tedesco, soprattutto nella stagione scorsa.

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L’ingaggio di Sainz jr. è stato annunciato dal team principal Mattia Binotto: “Sono felice di poter annunciare che Carlos entrerà a far parte della Scuderia Ferrari a cominciare dalla stagione 2021. Con già cinque campionati alle spalle, ha dimostrato di possedere un grande talento e ha messo in evidenza quelle doti tecniche e caratteriali che lo rendono il profilo ideale per essere parte della nostra famiglia. Abbiamo iniziato un nuovo ciclo che ha come obiettivo quello di tornare al vertice della formula 1. Sarà un percorso lungo e non privo di difficoltà, soprattutto nello scenario di un quadro economico e regolamentare che sta cambiando in maniera repentina e che impone di affrontare questa sfida in maniera differente rispetto al recente passato. Siamo convinti che una coppia di piloti ricca di talento e personalità come quella formata da Charles e Carlos, la più giovane negli ultimi cinquant’anni di storia della Scuderia, sia la miglior combinazione possibile per consentirci di arrivare agli obiettivi che ci siamo prefissati”. Le prime parole da ferrarista di Carlos Sainz jr. 25 anni da Madrid, sono state di ovvia felicità. “Sono molto contento di avere l’opportunità di correre per la Scuderia Ferrari dal 2021 in avanti – ha confessato - e sono entusiasta pensando al mio futuro con questa squadra. Ho comunque ancora un anno importante da trascorrere in McLaren e non vedo l’ora di tornare a gareggiare in questa stagione”.

Qualche dubbio sulla scelta di Sainz ce l’ho. Mettere due galli nello stesso pollaio, senza un “contadino” dalla forte personalità che ne possa dirigere l’attività mi sembra fatto che nasconda qualche insidia.
È chiaro che le parole di Binotto lasciano trasparire una condizione, per Carlos jr. , di seconda guida alle spalle di Leclerc. Soprattutto perché Leclerc è patrocinato da Nicolas Todt, figlio del presidente della Federazione internazionale, uomo che non si disdegna di perorare, anche in modo plateale, la causa del suo assistito. Nella stagione 2019, dopo le vittorie a Spa e a Monza, Leclerc era alle spalle di Vettel che guidava il GP di Singapore staccato di un paio di secondi. Nicolas Todt non ha esitato nell’andare al muretto per chiedere, vivacemente (uso un eufemismo) a Mattia Binotto di ordinare a Sebastian di far passare il compagno di squadra. Quando un manager, figlio di un personaggio determinante nella F.1, può comportarsi in tale modo significa che in Ferrari c’è qualcosa da rivedere. Penso a cosa avrebbe detto e fatto Mauro Forghieri (non oso scomodare il Drake!) se un tale episodio fosse capitato ai suoi tempi.

È proprio l’insidia di un dualismo che si possa creare fra il vecchio e il nuovo pilota che mi lascia dubbioso sulla scelta. Carlos jr. è figlio d’arte, anche se suo padre è stato un asso dei rally (due mondiali vinti) e della Dakar (tre edizioni vinte) è certamente uno che conosce il mondo del motorsport e della velocità. Recentemente, parlando di Carlos junior, ha detto: “Nella vita o stai immobile o fai dei passi, e da quello che vedo come padre c’è l’ambizione di continuare a fare meglio, di fare passi avanti come ha fatto lo scorso anno. Questa deve essere la filosofia di qualsiasi atleta. Tutto quello che posso fare è incoraggiarlo a fare del suo meglio”.
Un incoraggiamento, mi sembra, a non accettare tacitamente un ruolo secondario, come fu per Barrichello o Irvine ai tempi di Michael Schumacher, ma di lottare contro l’eventualità di avere nel compagno di squadra, come più volte sottolineò Enzo Ferrari, l’avversario più temibile.

Per concludere, la mia scelta sarebbe andata in diversa direzione, cioè verso un pilota meno giovane, tipo Sergio Perez oppure Nico Hulkenberg, ma talentuoso e veloce.

Tutto, comunque, dipenderà dai finanziamenti che la Ferrari metterà a disposizione della Gestione sportiva, anche alla luce del recente varo di un tetto di spese che la Federazione ha fissato in 145 milioni di dollari dai quali sono escluse voci che pesano parecchio sui bilanci delle squadre come gli stipendi dei piloti, le spese legate alla power unit e al marketing oltre ai costi per le trasferte. Finora la Ferrari ha operato solo in direzione piloti, quando invece la direzione primaria avrebbe dovuto essere quella dei tecnici e, soprattutto, di un progettista di valore. Sono anni, dai tempi di Ross Brawn e Rory Byrne, che la Ferrari non ha monoposto all’altezza della miglior concorrenza (leggi Red Bull prima e Mercedes poi). In tempi di globalizzazione Ferrari si ostina a utilizzare personale italiano che alla resa dei fatti manca sempre di qualcosa in fatto di conoscenze aerodinamiche perché nel nostro paese, al contrario dell’Inghilterra, non abbiamo industria aeronautica sulla quale far esperienza e studi.

Probabilmente, all’interno della Gestione sportiva Ferrari c’è una qualche lotta di potere che in passato ha la presenza di un direttore tecnico straniero, soprattutto britannico. Ma c’è anche da dire che Maranello sembra non essere territorio molto ambito dagli ingegneri del motorsport inglese: Sergio Marchionne, qualche anno fa tentò invano di acquisire il miglior progettista inglese, Adrian Newey, strappandolo alla Red Bull: il tecnico non volle venire nonostante l’offerta faraonica.


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