F1, Morosini in pista: in Giappone con Gilles Villeneuve, quasi matricola
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F1, Morosini in pista: in Giappone con Gilles Villeneuve, quasi matricola

Il Gp del Giappone del 1977 era stato il secondo Gran Premio della carriera di Gilles Villeneuve con la Ferrari. Fu protagonista di un grave incidente per cui finì sotto inchiesta. Il giornalista Nestore Morosini racconta quei giorni.

Il gran premio del Giappone, che si disputerà domenica, mi riporta indietro nel tempo, al 1977: quel gran premio, che voglio raccontare soprattutto ai tifosi più giovani della Rossa, fu il secondo di Gilles Villeneuve con la Ferrari, il primo era stato il GP del Canada, sulla pista di Mosport, nei pressi di Toronto. Gilles aveva sostituito Niki Lauda che, ormai campione del mondo, aveva comunicato a Enzo Ferrari che nel 1978 non avrebbe più corso per lui ma sarebbe passato alla Brabham Alfa Romeo. Dopo sette giorni di vacanze, seguite al Gran Premio del Canada, passati con la moglie Joanna, i figli Melanie e Jacques, nonché con l’amico Jacques Laffite parte sulla neve a sciare e parte a pescare salmoni, Gilles si trasferì in Giappone per disputare la sua seconda gara in formula 1 con la Ferrari. I testa-coda di Mosport avevano suscitato qualche perplessità nell’opinione pubblica. I giornali avevano puntato il dito sulle qualità acrobatiche di Villeneuve piuttosto che sulle qualità tecniche. Ma le polemiche si erano esaurite rapidamente, per cui Gilles aveva cominciato le prove ufficiali del gran premio del Giappone in condizioni psicologiche perfette.

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Del resto, era un uomo freddo, che in macchina non s’emozionava mai e coi nervi controllatissimi. Le qualificazioni s’iniziarono il 21 ottobre, Gilles cominciò studiando la pista.

“Non voglio che si ripetano gli inconvenienti di Mosport — confidò al responsabile della Ferrari, ingegner Nosetto - Intendo studiare il circuito prima di cercare il mio limite con la monoposto”. A Mosport, Gilles era finito contro un guard rail, due volte s’era girato sulla pista: il canadese capiva di non avere ancora sufficiente dimestichezza con la T2.

La T2 era fresca di titolo mondiale: nessuno, se non per grande affetto verso il pilota dal volto infantile, avrebbe potuto giustificare Gilles se l’avesse distrutta. E cosi, alla fine delle prove del venerdì, Villeneuve si ritrovò in diciannovesima posizione. II giorno dopo restò in decima fila di griglia: l’inesperienza e la prudenza consigliatagli da tecnici della Ferrari non gli avevano consentito qualcosa di meglio. Il primo appuntamento col destino, sarebbe arrivato ventiquattr’ore dopo.

Comincia la gara e Villeneuve si ritrova a battagliare con Peterson, partito con la Tyrrell a sei ruote una fila davanti al canadese. Gilles, in corsa, non ha mai lesinato impegno e generosità; perciò era naturale per lui concepire soltanto la corsa d’attacco. D’altro canto, neppure Ronnie era pilota che tirava indietro il piede e i due, di conseguenza, cercavano di trovarsi l’uno davanti all’altro. Ad un certo momento, alla staccata della curva prima dei box, la Ferrari toccò le ruote posteriori della Tyrrell, s’inarcò e piroettò su se stessa partendo in volo radente, impazzita.

La T2 piombò su un terrapieno dove un commissario stava in quel momento cercando di indurre un centinaio di spettatori a spostarsi in posizione più sicura, al di fuori della portata di eventuali incidenti. Gilles confido, più tardi, di aver temuto la morte che colse, invece, due persone. I feriti furono otto, mentre gli organizzatori del Fuji vennero accusati di omicidio colposo. L’inchiesta trattenne Villeneuve in Giappone mentre in Italia scoppiavano le polemiche.

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La Ferrari venne messa sotto accusa per aver assunto, e fatto correre su una monoposto difficile come la T2, un principiante. Si gridò al miracolo perché Gilles era scampato alla morte, ma intanto il processo a Villeneuve era cominciato. Tuttavia l’ingegner Ferrari, quando gli si chiese se avrebbe sostituito Villeneuve, rispose seccamente. “E con chi? Sono i giornali a scrivere certe cose e io li lascio fare”.

La verità era semplice anche se, in quel momento, difficile da capire. Come mai il Drake s’incaponiva nella difesa a oltranza, ancorché muta, di Gilles? Per il semplice fatto che Ferrari aveva capito due cose: che Villeneuve non aveva paura di nulla ed era, perciò, proprio il pilota che aveva cercato; e che, seppure incappato in due prime corse travagliatissime, la maturità della stampa in generale — tranne qualche eccezione — era tale da consentirgli di temporeggiare in attesa che il pilota giungesse dal Giappone e gli raccontasse com’ erano andate le cose.

Le poche riprese televisive non dimostrarono niente. Le telecamere, come al solito, erano puntate sulle macchine che viaggiavano nelle prime posizioni e non ripresero il terribile volo di Gilles. Così Ferrari, tenace nelle sue convinzioni, si ripromise di portare Villeneuve ai massimi vertici della formula 1. Stabilì che l’opzione per la stagione 1978 sarebbe stata esercitata e che Gilles sarebbe stato effettivamente il compagno di squadra di Carlos Reutemann. Naturalmente i colleghi di Villeneuve non se ne stettero zitti.

Lauda, che evidentemente aveva ben compreso le intenzioni di Ferrari, non risparmio frecciate. “Penso che Villeneuve andrà incontro a momenti difficili — disse Niki — anche perché a Maranello sono rimasti scossi dall’incidente. Ora se non è stupido al cento per cento questo fatto gli lascerà una grossa traccia dentro. I due mesi di pausa dall’inizio del nuovo campionato non ci volevano, sarebbe stato meglio che Gilles fosse tornato subito in gara per dimenticare l’accaduto in fretta”.

Lauda non conosceva il carattere di Gilles, non sapeva che il piccolo canadese si riteneva del tutto estraneo all’incidente, e alle morti, dei due spettatori giapponesi. Nel lungo esame di coscienza che fece in quei giorni che restò in Giappone, e che confessò solo ai suoi amici più cari molto tempo dopo, Villeneuve si era fatto una ragione precisa del fatto. In quel punto non ci sarebbero dovuti essere spettatori, perciò erano gli organizzatori che avevano sulla coscienza quei due cadaveri. I piloti sanno di rischiare la pelle sulla pista e quando accade un guaio il torto e la ragione non stanno mai completamente da una parte.

Villeneuve e Peterson erano in lotta e due ruote, quando si viaggia al limite, possono toccarsi, uno sbaglio è possibile, la tragedia è sempre in agguato. I piloti sanno e accettano. Chi sbagliò fra Gilles e Ronnie? Impossibile dirlo. Ciò che invece si può certamente dire è che l’errore principale fu quello di non impedire che, nel punto fatale, ci fossero delle persone. Cosi si consumò la tragedia del Fuji. Gilles tornò in macchina, a Fiorano e s’accinse a disputare la prima stagione di formula 1.


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