Addio a Niki Lauda, il ricordo di Nestore Morosini: «Uno dei cinque piloti più grandi»
Niki Lauda (Ferrari 313 T4) Gp Italia 75

Addio a Niki Lauda, il ricordo di Nestore Morosini: «Uno dei cinque piloti più grandi»

Il giornalista Nestore Morosini ricorda Niki Lauda, morto nella notte del 20 maggio. “Uno dei cinque piloti più grandi di ogni tempo”, dice in una sua personale classifica.

Niki Lauda è morto nella notte del 20 maggio in una clinica svizzera. Era stato trapiantato di reni e di polmone che, alla fine, gli hanno provocato una grave è letale criticità. Niki aveva settant’anni ed era il presidente onorario della sezione Mercedes di Formula 1, da pilota ha vinto tre titoli mondiali e, a mio avviso, è stato uno dei quattro più grandi personaggi della Formula 1 (con Fangio, Clark e Senna) che sono stati secondi, in una personale classifica di ogni tempo, solo a Tazio Nuvolari.

Lauda aveva l’eccezionale capacità di capire subito ogni problema della macchina (“sedere caldo”, come la definiva lui): quando si fermava nelle qualifiche e si portava al muretto voleva dire che la macchina era già al limite e che dalla monoposto non poteva trarre niente di più. Quando ebbe l’incidente al Nuerburgring ero in redazione, al Corriere della sera, e seguii in televisione il tragico avvenimento. Così come ero in redazione, a seguire il gran premio per tv, anche quando, a Monza, Niki rientrò alle corse dopo 40 giorno dal terribile rogo e quando, in Giappone, non corse per mancanza di coraggio sotto il diluvio del Fuji. Conobbi Niki personalmente la notte della vigilia del Natale 1976, l’ho seguito in tutte le corse che ha disputato dal G.P. di Argentina 1977 fino al giorno del suo ritiro definitivo: con la Ferrari, con la Brabham Alfa Romeo, con la McLaren. Di lui potrei scrivere un intero quotidiano. Mi limiterò a ricordarlo con quello che ho scritto nel mio ultimo libro, in cui racconto la Notte di Natale in cui lo conobbi e quando svelai in anteprima la sua decisione di lasciare la Ferrari.

Nella notte di Natale Niki Lauda mi disse: “Vincerò il Mondiale”

In quell’antivigilia di Natale 1976 ero già ufficialmente passato alla rubrica automobilismo e avrei cominciato la mia attività di inviato ufficiale del Corriere della Sera nel successivo gennaio, Gp d’Argentina. Il capo redattore dello sport, Lorenzo Pilogallo, mi avvisò: “Ti ho procurato un’intervista con Niki Lauda per domani sera a Saint Moritz. Prenota una delle nostre auto e vai. L’appuntamento è per le 19.30: parti per tempo”. Allora il Corriere della Sera aveva una decina di auto con telefono non solo per i direttori ma anche per i cronisti e gli inviati che dovessero raggiungere località difficili. Andare a Saint Moritz e tornare a Milano dopo l’intervista, la sera della vigilia di Natale, era un traguardo lontano e difficile.

Arrivammo verso le 19, Niki alloggiava in uno degli alberghi cinque stelle lusso della località sciistica elvetica con la fidanzata di allora, Mariella, e un grosso cane nero, mi sembra di ricordare fosse un dobermann ma non ne sono sicuro. L’appuntamento era per le 19.30: vidi Niki scendere le scale e sbirciai l’orologio. Spaccava il secondo. Parlammo, una mezzoretta: della sua carriera in Ferrari, dell’incidente, del suo ritorno in pista a Monza, del mondiale perduto in Giappone per essersi ritirato a causa della gran pioggia, delle sue incomprensioni col Drake, dell’arrivo in scuderia di Carlos Reutemann. Poi gli chiesi a bruciapelo: “Mi faccia una previsione sul mondiale 1977”. E lui rispose senza indugi: “Lo vinco io”. Fu il titolo dell’intervista e suscitò scalpore e curiosità, soprattutto in Enzo Ferrari che, forse non credendo più alle possibilità agonistiche di Niki, aveva chiamato Carlo Reutemann in squadra con il segreto intento di promuoverlo prima guida se Lauda avesse fallito.

In Brasile, Reutemann vinse la gara profittando un’intuizione dell’ingegner Mauro Forghieri che gli montò un alettone di nuova concezione che Niki non volle e che, invece, risultò fondamentale. In Argentina, due settimane prima, Lauda era stato appiedato da noie all’alimentazione mentre Carlos era giunto terzo. A Interlagos, dunque, Niki era piuttosto nervoso e temeva che la squadra, alla fine, puntasse sul suo compagno.

Nei primi giri della qualificazione Niki non riesce a tirar fuori un ragno dal buco. A una decina di minuti dalla fine della qualifica, i meccanici di Reutemann montano al pilota argentino un nuovo alettone giunto in mattinata dall’Italia.

“Si trattava di un alettone sperimentale – mi racconta oggi Mauro Forghieri – che avevo testato nella galleria del vento e che aveva dato un discreto risultato, migliore di quelli che avevamo in uso. Purtroppo in fabbrica erano riusciti a farne uno solo e allora, durante le prove, chiesi due o tre volte a Niki se volesse provarlo: lui rifiutò sempre quella soluzione. Allora lo feci sistemare sulla macchina di Carlos”.

Con quell’alettone Reutemann conquistò il secondo posto in qualifica alle spalle di Hunt e, alla domenica, vinse il gran premio. Lauda fece una splendida gara, rimontò e giunse terzo. Niki poi vinse in Sud Africa, arrivò secondo a Long Beach nel GP Usa Ovest, a Montecarlo e in Beglio, si ritirò in Svezia. Il circus arrivò in Francia, a Digione, con Lauda in testa nella classifica mondiale, e io feci uno dei grandi scoop della mia vita giornalistica.

Era il 1° luglio, caldo asfissiante per la prima giornata di qualificazioni del Gp di Francia. Verso le 18, avevo appena finito di scrivere il mio servizio e gironzolavo per il paddock alla ricerca di qualche amico con cui passare un paio d’ore. Incocciai in Carlos Alberto Reutemann, compagno di squadra di Niki Lauda alla Ferrari. Lui mi disse: “Gringo, posso una notizia sensazionale”. La parola “gringo” la riservava ai giornalisti con cui aveva più confidenza. “Qual è ’sta notizia sensazionale?”, replicai.

E lui: “Niki se ne va dalla Ferrari, va alla Brabham”. Sobbalzai e mormorai, con finta noncuranza: “E chi te lo detto, lui?”

“No, l’ho sentito che lo diceva a Callisto Tanzi patron della Parmalat che sponsorizza la scuderia di Ecclestone. Io ero salito sul caravan della Parmalat, avevo voglia di fare un pisolino e mi sono sistemato sul letto sopra il divano. Sono entrati Niki e Tanzi e, senza accorgersi che c’ero anch’io, hanno cominciato a parlare della stagione 1978. Se ti serve, puoi usare questa notizia basta che non riveli da dove ti arriva”.

Andai in sala stampa, telefonai a Lorenzo Pilogallo, il redattore capo dello sport al Corriere della Sera, il quale ascoltò il mio racconto e poi, dopo dieci secondi di silenzio, mi disse: “Scrivi con molta attenzione perché proprio due giorni fa ho parlato con Ferrari il quale mi ha rivelato una frase che Niki gli aveva detto qualche settimana fa. Gli aveva detto: “Commendatore, fino a quando c’è lei alla guida della Ferrari io resto”.

Mi ero un po’ raffreddato. Ma ebbi un’idea. Cercai un carissimo collega, che purtroppo non c’è più, Miguel Angel Merlo inviato del giornale Clarin di Buenos Aires e gli chiesi lumi sull’affidabilità di Carlo Reutemann: temevo uno scherzo, probabile dopo le parole di Pilogallo. E gli soffiai la notizia.

Miguel Angel Merlo mi rassicurò dicendomi che Carlos era un uomo d’onore, rispettoso della professionalità dei giornalisti, un uomo che mai si sarebbe sognato di fabbricarsi uno scoop per fare uno scherzo a un giornalista. Miguel Angel mi chiese di poter pubblicare la notizia sul suo giornale e io acconsentii. Poi scrissi l’articolo, senza troppe cautele, dando per certo l’uscita di Lauda dalla Ferrari. Fui preso con molto scetticismo.

A fine luglio, pista di Hockenheim, c’è il Gp di Germania ero sulla pit lane, la prima giornata di qualifica era quasi terminata, Niki Lauda era al muretto. Mi vide, alzò la mano, con l’indice destro mi chiamò.

Mi avvicinai e Lauda mi disse: “Tu scritto che io va via dalla Ferrari?”. Risposi: “Sì, perché: non è vero?”. E lui: “Io non dico adesso, però tu fatto a me grande kasino”. Rimasi perplesso, Niki mi aveva rimproverato senza però darmi conferme. Ero sicuro che Reutemann mi avesse dato uno scoop, ma la conferma non l’avevo.

La certezza che Niki se ne sarebbe andato mi arrivò da un dirigente dell’Alfa Romeo: Niki sarebbe andato il 15 agosto, giorno seguente al Gp d’Austria, a Londra da Bernie Ecclestone per firmare il contratto con la Brabham. Parlai con Lorenzo Pilogallo sabato 14 agosto, e sul Corriere la notizia apparve il 15 mattina: per essere certi che non ci sarebbe stata risposta sui quotidiani poiché a Ferragosto nei giornali non si lavora.

Il giorno di Ferragosto, i colleghi della Gazzetta seppero, attraverso i loro canali, che l’aereo di Lauda aveva volato da Vienna a Londra. Enzo Ferrari si arrabbiò, per questi miei articoli e riteneva Luca di Montezemolo responsabile delle indiscrezioni anche quando gli spiegai, anni dopo, l’origine della notizia. Ma ho sempre avuto l’impressione che il Drake fosse convinto di avere ragione.

L’ufficialità dell’addio di Niki Lauda si ebbe il 29 agosto 1977, quando ormai vicino al titolo mondiale per aver vinto il GP d’Olanda a Zandvoort, telefonò a Enzo Ferrari dicendogli: “Commendatore, l’anno prossimo io non guido per lei”.

Il martedì dopo l’addio di Lauda, Enzo Ferrari convocò una conferenza stampa a Modena, nei locali della vecchia Scuderia. Lorenzo Pilogallo, redattore Capo della sezione Sport del Corsera, disse a Ferrari che avrebbe assistito alla conferenza stampa insieme a me. Ferrari gli rispose: “Non voglio vedere quel Morosini”. E Pilogallo, gentiluomo, replicò: “Senza Morosini io non vengo e il Corriere della Sera alla sua conferenza stampa non ci sarà”. Ma il Drake era uomo intelligente e scaltro, mettersi contro il Corsera non gli era conveniente e, quindi, accettò di invitarmi.

Ero l’ultimo arrivato in Formula 1, mi misi perciò all’ultima fila di poltrone. Stetti sempre zitto ma quando Ferrari finì di rispondere all’ultima domanda, guardò in fondo alla sala e sussurrò qualcosa all’orecchio di Pilogallo. Lorenzo fece un cenno per farmi avvicinare. Andai, Ferrari mi porse la mano, una stretta vigorosa. Mi guardò, sorrise e disse: “Sei bravo, ma te set un gran rumpiball”.

Lauda aveva vinto in Germania e aveva vinto in Olanda, poi arrivò secondo a Monza e quarto a Watkins Glenn, nel GP Usa Est. Vinto il titolo, non disputò le ultime due corse di stagione. In Ferrari arrivò Gilles Villeneuve. E fu così che cominciò quella che per me è stata un’altra grande storia.


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