Calcio, Monti di Russia: la Germania campione si salva in zona Cesarini
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Calcio, Monti di Russia: la Germania campione si salva in zona Cesarini

Ai Mondiali di Russia 2018 la Germania ha trovato il suo salvatore a 18 secondi dalla fine del recupero contro una Svezia che si mangia le mani: tedeschi in crisi d’identità. Viaggia forte il Belgio, aspettando l’Argentina. Il commento di Fabio Monti.

A 18” dalla fine del recupero (cinque minuti, unica decisione giusta del pessimo arbitro, il polacco Marciniak), la Germania ha trovato il salvatore: il sinistro di Toni Kroos su punizione toccata da Reus ha battuto il portiere Olsen e la Svezia (2-1). Così la Germania campione del mondo può ancora farcela ad arrivare agli ottavi, visto che mercoledì 27 giugno, alle 16, a Kazan dovrà affrontare la Corea del Sud, battuta anche dal Messico (1-2) del Chicharito Hernandez. Il pareggio avrebbe messo la Germania fuori dal Mondiale al 95%, visto che anche una vittoria sui coreani non avrebbe dato la certezza della qualificazione. L’arbitro ha offerto più di una mano ai tedeschi, visto che al 12’ del primo tempo ha negato un rigore a Berg e risparmiato il rosso da ultimo uomo a Boateng. Gli uomini del Var o si erano assopiti oppure hanno visto anche troppo bene e hanno pensato che sarebbe stato meglio far finta di niente.

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Fabio Monti

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La Svezia ha protestato, durante e dopo il match, il ct Andrè Son si è infuriato più di Trapattoni con l’arbitro Moreno, ma non è servito a niente e ha pensato di farcela comunque quando Toivonen, attaccante che nella stagione non aveva mai fatto nemmeno un gol con il Tolosa, ha firmato il vantaggio, su erroraccio di Kroos.
Löw che aveva rinunciato a tre dei suoi fedelissimi (Hummels, Özil e Khedira) ha capito che avrebbe fatto la fine di Ventura, senza un cambio di passo; nell’intervallo ha raccomandato nervi a posto e più velocità. L’ingresso di Mario Gomez, anni 33, ha dato un peso diverso all’attacco tedesco. Se il pari è arrivato subito con Reus, il vantaggio sembrava non dovesse mai arrivare, soprattutto dopo l’espulsione di Boateng, che Marciniak non aveva visto e che il Var non ha potuto ignorare.

In 10 contro 11, è arrivato anche il palo di Brandt, prima che Kroos ridesse speranza ai tedeschi, ma non a tutti, «perché in tanti in Germania sarebbero stati contenti della nostra eliminazione», ha detto il centrocampista del Real. Conclusione: la Svezia ha buttato via l’occasione della vita e bisognerebbe spiegare a Guidetti, attaccante dell’Alaves, che non si fa un tiro telefonato al portiere avversario a un minuto dalla fine, invece di andare in zona bandierina dell’angolo e aspettare che cali il sipario.

La Germania, salvata da Neuer, è una squadra in forte crisi di identità, inconsciamente appagata dal titolo di quattro anni fa, gioca un calcio macchinoso e lento, non ha fatto i compiti a casa, non è certo migliorata, però quando si vince una partita in questo modo tutto può succedere. Anche di ritrovare gli uomini di Löw fra le prime quattro come nelle ultime quattro edizione del Mondiale.

Chi ha tutto per andare avanti è il Belgio, travolgente nel 5-2 alla Tunisia. La macchina, in rodaggio con Panama, adesso funziona, soprattutto se potrà contare ancora su Lukaku, uscito malconcio dal campo. Il ct Javier Martinez ha dato alla nazionale schemi e gioco da squadra di club, e chi va in campo si vede che ha conoscenze calcistiche di alto livello.

Prosegue nel frattempo il conto alla rovescia in vista di Argentina-Nigeria dì martedì 26 giugno, quando si decideranno le sorti dell’Albiceleste, che deve solo vincere per non tornare a casa. Fallito il golpe dei giocatori contro Sampaoli, l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Il presidente dell’Afa, Tapia, prima ha dato ragione a Messi e compagni, che chiedevano l’esonero immediato, poi ha fatto i conti. Avrebbe dovuto versare al ct 16 milioni di euro, causa contratto in scadenza nel 2022. E ci ha ripensato. Ma tutti noi in fondo vorremmo essere Sampaoli, anche se sarà costretto a darsi alla macchia. Anche perché uno che può intascare 16 milioni, non ha bisogno di tornare in Argentina.


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