Calcio, Monti di Russia: il Mondiale è della Francia giovane e scattante
Calcio Fifa World Cup 2018 Francia campione - foto Fifa ufficiale su facebook

Calcio, Monti di Russia: il Mondiale è della Francia giovane e scattante

La Francia è campione del mondo. Ha battuto la Croazia e ha vinto il primo Mondiale giocato nel sesto continente, quello dei 169 gol, con un solo 0-0, in 64 partite e quello del Var. Il commento finale di Fabio Monti.

Il primo Mondiale giocato nel sesto continente, organizzato con la bravura che i russi avevano già dimostrato ai Giochi olimpici di Mosca (indimenticabile la cerimonia di apertura del 19 luglio 1980), il Mondiale dei 169 gol, con un solo 0-0 in 64 partite, il Mondiale, nel quale il Var ha spento le polemiche sugli arbitri che avevano inquinato altre edizioni, è finito con il secondo titolo alla Francia, vent’anni dopo il primo, dodici dopo quello perso nella finale con l’Italia. Ha vinto la squadra meglio assortita e meglio assemblata da un ct, che ha saputo adattare il sistema di gioco alle caratteristiche del suo gruppo: difesa e ripartenze, perché con Mbappé e Griezmann, due frecce, schiacciarsi contro il muro avversario sarebbe controproducente ai limiti dell’autolesionismo.

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Il bello del calcio è che può essere interpretato in tanti modi, al di là di quello che predicano gli integralisti del possesso palla. È come la pittura. C’è Leonardo e c’è Picasso. Si può giocare come la Francia o come la Croazia, alla quale la fortuna ha girato le spalle nel primo tempo della finale, condotto con una gara di iniziativa e di pressione e chiuso in svantaggio, perché i francesi, senza tirare in porta, sono andato al riposo sul 2-1, con l’autogol di Mandzukic e il rigore di Griezmann, dopo la perla di Perisic.
E nella ripresa, si è capito perché la Francia accetta di subire l’iniziativa altrui, prima di ripartire alla velocità di Bolt: le azioni che hanno generato i gol di Pogba e Mbappé restano due capolavori, in una finale certamente più divertente delle ultime due. E nemmeno la paperissima di Lloris, che in parte ha riaperto la partita, nell’anno nero dei portieri (Ulreich e Karius, e non solo loro), ha impedito alla Francia di far festa: 4-2 e tutti in piazza.

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D’altronde se una squadra in sette partite di un Mondiale resta in svantaggio per soli sette minuti su 630 (contro l’Argentina), non si può dire che non abbia meritato di vincere il titolo. Quello di Deschamps, terzo uomo a conquistare il Mondiale da giocatore e da ct come il brasiliano Zagallo e il kaiser Beckenbauer, è un gruppo giovane (soltanto nel Brasile del 1970 l’età media era più bassa, qui siamo a 26 anni), che unisce il talento europeo con quello africano, che ha tecnica e forza fisica, che ha sempre giocato da squadra.

Quello che richiede il calcio del terzo millennio. La Francia e la Croazia, con campioni veri, a cominciare da Modric, hanno dimostrato che questo Mondiale non è stato poi così sorprendente e non ha stravolto I valori in campo. La vera sorpresa in positivo è stata la Svezia, arrivata ai quarti e in negativo la Germania. È dal 1962 che una squadra non vince due Mondiali di seguito (Brasile), però tra arrivare in fondo e uscire subito, perdendo due gare su tre, c’è una bella differenza.

L’Argentina era apparsa in difficoltà già nella fase di qualificazione; la Spagna ha pagato il cambio del ct a due giorni dall’inizio; il Brasile è apparso migliore di quello di quattro anni fa, però, come nel 2006 e nel 2010, non sa proprio come entrare nelle difese avversarie, quando sono chiuse, senza poi farsi infilare in contropiede. Il Belgio ha confermato di avere una grandissima squadra è un bravo ct, l’Inghilterra si è spenta strada facendo e per capire se il gruppo di Southgate è solo all’inizio di un percorso glorioso bisognerà aspettare Euro 2020. Perché il pallone non si ferma mai e già si pensa a quello che sarà.


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