Calcio, Monti di Russia: finora il Mondiale è la festa del catenaccio
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Calcio, Monti di Russia: finora il Mondiale è la festa del catenaccio

Finora il Mondiale di calcio è la festa del catenaccio. La tendenza è di privilegiare la difesa a oltranza: ecco perché le “grandi” stentano. Il commento di Fabio Monti su Russia 2018.

Quando ci si gioca la qualificazione agli ottavi di un Mondiale, tutto si fa più complicato. Lo ha confermato la settima giornata di Russia 2018: tre partite, tre vittorie per 1-0. Cristiano Ronaldo, quattro gol e 85 con il Portogallo (battuto il record - 84 - di Puskas con l’Ungheria), ha messo ko il Marocco, che avrebbe meritato almeno il pareggio con Benatia centravanti e che invece si trova già fuori dai giochi; Luis Suarez ha regalato la qualificazione all’Uruguay (il 25 giugno la sfida con la Russia stabilirà chi passa per primo); Diego Costa, in un gol di sponda, ha consentito alla Spagna di superare l’Iran, che si è accorto di saper attaccare (anche bene) soltanto quando si è ritrovato sotto di un gol, dopo aver difeso in dieci negli ultimi venti metri.

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Fabio Monti

Fabio Monti

Marocco a parte, è stata la festa del catenaccio, tendenza già ben visibile in altre partite. Del resto se su venti gare soltanto quattro sono finite con due o più gol di scarto (il record è il 5-0 di Russia-Arabia Saudita), con tre pareggi e tredici successi di misura, è evidente che la tendenza è quella di privilegiare la fase difensiva, stringere gli spazi, raddoppiare, triplicare o quadruplicare le marcature, sistemarsi in massa dietro alla linea della palla, sperando di limitare i danni, soprattutto quando la teorica sproporzione di forze, almeno in partenza, è evidente. Argentina-Islanda ha chiarito che giocare in difesa magari non fa vincere, ma aiuta a non perdere.

Ed è già un passo avanti, per chi non ha in squadra un Messi. Del resto, come diceva il grande Nereo Rocco, «dal lunedì al venerdì i xe tutti olandesi, il sabato i ghe pensa e la domenica tutti indrio».
Stasera l’Argentina si gioca la qualificazione agli ottavi contro la Croazia, una specie di selezione juventino-interista, che molto è piaciuta all’esordio con la Nigeria. Fin qui tutti addosso a Messi, ma non è detto che la storia sia ai titoli di coda.


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