Calcio, Monti di Russia: adios al mito del tiki-taka, Hierro a casa
La Russia elimina la Spagna e il suo tiki-taka dal Mondiale

Calcio, Monti di Russia: adios al mito del tiki-taka, Hierro a casa

Oltre mille passaggi iberici, del tutto inutili: l’assedio di Stalingrado non va a buon fine. Due punti di domanda sul Var e il primo, storico, quarto cambio durante i supplementari.

È uscita di scena anche la Spagna, campione del mondo nel 2010, prima in Europa nel 2008 e nel 2012, eliminata durante la prima fase in Brasile nel 2014 e fuori negli ottavi a Euro 2016 (contro l’Italia). Segno che gli anni d’oro sono finiti da un pezzo: il cambio di panchina a due giorni dall’esordio mondiale (via Lopetegui, che aveva firmato per il Real, avanti con la soluzione Hierro, che non aveva mai allenato nemmeno per un giorno) ha fatto il resto. La Russia, che ha puntato tutto su un catenaccio d’altri tempi, che ha ricordato l’assedio di Stalingrado o la resistenza del generale Kutuzov contro le truppe napoleoniche, ha vinto ai rigori (errori di Koke e José Aspas), anche grazie all’aiuto dell’arbitro olandese Kuijpers, che nel finale ha chiuso gli occhi su un doppio e contemporaneo affossamento plateale in area di Ramos e Piqué. E il Var se c’era dormiva.

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Due falli in una volta sola, che soltanto gli amici dell’onnipotente Collina hanno giudicato «non così importanti da giustificare il rigore». Ma soltanto l’Italia nel 1990, giocando in casa, non ha avuto favori arbitrali. Semmai la partita verrà ricordata perché per la prima volta c’è stato un quarto cambio, ammesso solo nei supplementari, quando è entrato Erokhin. Una proposta italiana, lanciata dal dottor Volpi e fatta propria dalla Fifa per questo Mondiale. Il 79% di possesso palla da parte degli spagnoli non è servito a niente, perché, dopo il vantaggio su autogol di Ignasevich, il tiki-taka spagnolo ha prodotto più di mille passaggi quasi tutti inutili. Perché l’idea di partenza è buona, ma se non c’è uno come Messi per l’ultimo passaggio, che offre l’imbucata a Suarez, Neymar o Coutinho, non si va da nessuna parte.

A Mosca, invece, c’erano José Aspas e Rodrigo e la differenza si è vista. Peccato per Iniesta, l’uomo del gol all’Olanda nella finale del Mondiale 2010: ha vinto 34 trofei, e non meritava di chiudere così con la nazionale. Ora la Russia, trascinata dal portiere Akinfeev (due rigori parati), lui che quattro anni fa l’aveva condannata con i suoi errori nella prima fase, troverà la Croazia sabato 7 luglio alle 20 a Sochi. Se dovesse battere I padroni di casa, tornerebbe fra le prime quattro del mondo, a distanza di vent’anni dal terzo posto del Mondiale 1998. I croati, subito sotto e subito pronti a pareggiare (1-1 dopo quattro minuti), sono riusciti a domare i danesi soltanto ai rigori, dopo che Schmeichel, sotto gli occhi del padre, aveva parato il rigore a Modric alla fine del secondo tempo supplementare. E all’ora dei penalty, di rigori ne ha presi altri due, ma Subasic è stato più bravo di lui: tre parate e avanti la Croazia, comunque stanca e deludente rispetto ai fuochi d’artificio della prima fase, con Perisic, Brozovic e Mandzukic sostituiti, per esaurimento delle forze.


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