La Reggia Racconta... quando ai Giardini c’era anche un teatro all’aperto
Il teatro all’aperto progettato da Alessandro Minali per la IV Triennale di arti decorative di Monza

La Reggia Racconta... quando ai Giardini c’era anche un teatro all’aperto

La Reggia Racconta torna indietro di meno di un secolo per raccontare quell’anno in cui alla Villa reale di Monza, anzi ai Giardini, c’era una secondo teatro, all’aperto.

Il teatrino della Villa reale? Bello. E ancora più bello quando saranno terminati i lavori di restauro aperti dalla Reggia di Monza. Ma c’è stato un tempo in cui i teatri all’interno del parco monumentale erano due. Almeno per un po’ di tempo. Bisogna fare girare le lancette a ritroso ma non troppo: fino al 1930, l’anno dell’ultima Triennale (e successivamente Biennale) di arti decorative, nata nella grande stagione dell’Isia.

Era allora la quarta edizione della mostra che occupava le sale della reggia piermariniana, inaugurata nel mese di aprile e poi chiusa in autunno, a ottobre. A guidare la rassegna Alberto Alpago-Novello, Gio Ponti e Mario Sironi, che per quell’occasione ebbero l’idea di sfruttare anche gli spazi dei giardini reali - anche con costruzioni, che oggi ovviamente sarebbero impensabili, ma ogni tempo ha la sua sensibilità nei confronti dei beni storici.

Un pavimento di linoleum posato per la Triennale del 1939 negli spazi che oggi accolgono la biglietteria della Villa reale

Un pavimento di linoleum posato per la Triennale del 1939 negli spazi che oggi accolgono la biglietteria della Villa reale

“Ecco infine un’altra grande novità della IV Triennale: il Giardino” scriveva all’epoca Ferdinando Reggiori sulle pagine della rivista “Architettura e arti decorative” in un lungo articolo pubblicato nel mese di luglio, nell’undicesimo fascicolo. “Quel che c’era, famoso ed immenso; e quel che vi han creato dentro. Pare impossibile: ma, nelle passate Mostre, il pubblico s’è ben scarsamente accorto e meno ancora si è occupato della superba cornice. Compiuto un giro per le sale, quasi temeva di avventurarsi oltre il discreto giro d’obbligo, fino al tempietto del lago. Ora il giardino gli va incontro”.

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E così come l’ideale giro nelle sale della Triennale, attraverso quaranta pagine di articolo, anche la recensione si chiudeva negli spazi all’aperto raccontando come il direttorio (cioè il comitato artistico e scientifico della mostra) “ha avuto un prezioso alleato nella Società Orticola Lombarda, e si sono organizzate mostre di fiori , di piante, di aiuole, sotto le forme stagionali più impensate; è risuscitata, insomma, quel ch’è sempre stata una grande arte nostra”. Ma non era finita lì, perché le sorprese proseguivano oltre i padiglioni, dove si scopre”un piccolo Teatro all’aperto dell’architetto Minali”, autore al tempo stesso di un “divertente labirinto pubblicitario” non lontano dalle “mostre delle più famose Ditte giardiniere”.

Minali era Alessandro Minali, architetto nato a Busto Arsizio nel 1888 e scomparso poi a Milano nel 1960: impegnato soprattutto nella progettazione di monumenti funebri come quelli realizzati con Giannino Castiglioni al cimitero monumentale di Milano, è stato attivo anche nell’arredo e nella progettazione di giardini. Con il Club degli Urbanisti ha vinto il secondo premio nel concorso per il piano regolatore di Milano del 1927. L’intervento a Monza era stato realizzato con l’aiuto di Antonio Maiocchi, scultore al quale Minali aveva affidato una serie di bassorilievi che decoravano le gradinate più alte del teatro all’aperto.

La fontana dell’avancorte di Michele Marelli

La fontana dell’avancorte di Michele Marelli

Quell’edizione della Triennale aveva registrato tra l’altro anche la sistemazione del”giardino delle rose tanto caro a Re Umberto” che era stato ornato da un grande astrolabio di Mazzucotelli e da una fontana di Buzzi, mentre i giardini reali erano stati costellati da statue realizzate a Vicenza “un po’ ovunque”. Tra le novità temporanee anche la “fontana elicoidale che Michele Marelli ha impiantata nel gran cortile della Villa: trovata geniale anche se praticamente di modesto effetto”.


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