La Reggia Racconta la stagione della Bella di Monza (e i suoi due secoli)
La Bella di Monza

La Reggia Racconta la stagione della Bella di Monza (e i suoi due secoli)

Nel mese delle rose la Reggia Racconta una protagonista internazionale: la Bella di Monza, creata da Luigi Villoresi negli anni Dieci dell’Ottocento e ha due secoli di vita. Ecco la sua storia.

“Nessuna rosa, io penso, raggiunge i meriti di quelle di questi Giardini Reali, che sono praticamente sempre in fiore, e tra cui spicca la Rosa di Monza: l’odor delle rose era un possente rimedio contro la pesantezza della testa, e i bevitori se ne servivano ad impedire che i vapori di Bacco lor offuscassero la ragione”: a scriverlo sulla Rivista “L’Eco” era stato il medico monzese Mezzotti, autore anche di racconti e cronache nella prima metà dell’Ottocento.

Le rose italiane di Andrew Hornung

Le rose italiane di Andrew Hornung

La Rosa di Monza è la Bella di Monza che ancora si trova al roseto Niso Fumagalli e che è una delle migliori e più apprezzate ibridazioni: ha duecento anni di vita, dal momento che è stata creata da Luigi Villoresi - stando alle ricostruzioni storiche - dopo il 1813 e prima del 1823. A parlarne diffusamente è stato Andrew Hornung, studioso che pochi anni fa ha contattato la Reggia mentre preparava il volume “Le rose italiane. Una storia di passione e bellezza dall’ottocento a oggi”, pubblicato da Pendragon nel 2015.

La mano è quella di Luigi Villoresi, nato nel 1779 e assunto da Eugène de Beauharnais - il fondatore del parco - prima come capo giardiniere e poi come direttore dei Giardini di Monza. “Qualcuno ha sostenuto che in realtà Luigi Villoresi fosse stato coinvolto, prima dell’avvento dei Beauharnais, nella stesura del progetto iniziale dei giardini di palazzo, ma cio è altamente improbabile”. Più probabile, scrive Hornung, che si trattasse del padre Antonio, che era a Desio come responsabile dei giardini di villa Cusani. “Nessun documento lega Antonio ai giardini di Monza ma, dato che Luigi non aveva studiato né orticoltura né botanica, presumibilmente il padre fornì un aiuto considerevole al figlio almeno nella prima fase”.

Una dinastia importante, quella dei Villoresi: il nonno era Gian Domenico, giardiniere ai Boboli di Firenze. Era stato il conte Cusani a chiedere al suo amico Leopoldo I, arciduca di Toscana, un giardiniere abile per Desio: il suo arrivo è datato 1773. Poi Antonio si sposa con Antonia Figliodona che infatti gli dà un figlio, anzi undici, tra cui Luigi. “Quasi tutti i figli maschi di Antonio divennero preti, tranne il quarto (in realtà Giovanni Antonio Luigi, ndr) che studiò agronomia a Pavia prima di assumere l’incarico ai giardini dii Monza, dove cominciò a lavorare probabilmente nel 1805, anche se pare che avesse svolto un tirocinio a Monza nel 1802, durante i suoi studi”.

La Bella di Monza

La Bella di Monza

Così ancora una volta Hornung, che poi racconta di come in seguito a una visita del 1819 - quando già la Lombardia era tornata sotto gli austriaci - l’orticoltore inglese John Claudius Loudon rimane incantato da Giardini monzesi al punto che, nel 1835, mandando alle stampe la sua Encyclopaedia of Gardening, scrive di Luigi Villoresi come del creatore del “più bel giardino d’Italia”. E di lui, senza mezzi termini, “uno dei giardinieri più scientifici d’Italia”.

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È poi l’abilità di Villoresi nelle rose a risultare celebre già tra i contemporanei, come ricordano Cantù e Sartorio nel loro “Lombardia pittoresca”, pubblicato nel 1838, quindi una quindicina d’anni dopo la morte del giardiniere, datata 1823. “Qui vediamo anche con la stessa frequenza la varietà di rosa bengala ottenuta in questi giardini reali e nota con il nome rosa bella monzese. La persona che l’ha creata è il famoso Luigi Villoresi che ha contributo a rendere questi giardini a lui affidati belli e fruttuosi, introducendo centinaia di miglioramenti e novità. Dobbiamo a lui la fama che questi giardini e parchi hanno acquisito per il numero e la qualità qui coltivate”:

Il termine post quem per la creazione della Bella di Monza, scrive sempre Hornung, è il 1813 perché nel catalogo dei Giardini redatto da Villoresi stesso in quell’anno non viene nominata. Ma già il catalogo dei giardini di villa Cusani, ormai Traversi, del 1921 ne elenca novanta esemplari. Quando tre anni dopo la morte di Villoresi il successore Giovanni Rossi redige il catalogo dei Giardini reali, conta centosettanta varietà di rose inclusa la Rosa semperflorens modoetiensis. La Bella di Monza, ricorda lo studioso anglosassone, nella prima metà dell’Ottocento compare nei cataloghi commerciali italiani, tedeschi, inglese e francesi. E come scriveva ancora il medico Mezzotti in quegli stessi anni, la Rosa monzese è”un perenne ricordo delle cure” di Luigi Villoresi.


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