La Reggia Racconta: la Medusa in legno della Villa reale
Monza Villa reale Mosaico della Medusa (Foto by Fabrizio Radaelli)

La Reggia Racconta: la Medusa in legno della Villa reale

La Reggia racconta prosegue e passa all’interno delle sale private dei sovrani: lì si trova l’intarsio su legno che rappresenta il volto della Medusa. Ecco la sua storia.

Incastonato lì sembra la storia di una sorpresa: quella di un volto che si è trovato a un tratto schiacciato su una tavola di legni, la bocca spalancata, le vipere dei capelli inviperite, gli occhi agghiacciati e fissati per riflesso - proprio così - verso chi guarda. La Gorgona della Villa reale è una storia antica e recente. Antica perché è vecchia quanto la reggia o quasi, anche se è oggi non più dove è nata. E recente, perché il suo salvataggio ha pochi anni di vita.

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Per vederla oggi basta partecipare a una visita guidata al primo piano nobile, negli appartamenti reali: a un tratto, arrivati all’angolo, ci si trova nella sala da bagno della regina Margherita e si trova quella tavola appoggiata al cavalletto. Una testa, la testa, quella della mitologica Medusa figlia di Forco e Ceto: una delle gorgoni, quella capace di pietrificare con lo sguardo.

La Medusa della Villa reale si trova al Gabinetto d’angolo della reggia. Occorre arrivare lì con una visita guidata e poi sorprendersi di trovarla in uno spicchio di reggia del premio piano nobile del tesoro architettonico di Monza. Gli spazi sono quelli del bagno della regina Margherita, una vasca di marmo a lato, le stanze da letto e il salotto prima e il guardaroba dopo. Appoggiata su un piedistallo il capolavoro di ebanisteria attribuito alla bottega di Maggiolini. Legno di bosso per la testa, noce per lo sfondo, ciliegio, cedrela o calicendro, mansonia, olmo, mogano, sorbo , tiglio, “la gamma degli intarsiatori più estrosi e sperimentatori dell’epoca in cui si colloca l’opera”. Così l’ha descritta Luca Quartana quando ha analizzato e ricostruito i lavori di restauro che hanno permesso alla Villa reale di recuperare uno dei suoi tesori, disponibile al pubblico in quella svolta sull’angolo della Villa.

È stato allora che cercando la strada migliore per recuperare quel rettangolo spettacolare di legno i restauratori hanno dovuto fare i conti con la sua storia e la sua realtà. “La tavola si compone di un telaio costituito da due traverse verticali legate ai vertici a due catene orizzontali da incastri e tenone e mortasa fermati con spine passanti” spiegavano gli studiosi ricorrendo alle classificazioni tecniche. Le legature erano state pensate per “tentare di arginare il processo di fessurazione delle assi” e negli anni dopo la creazione la struttura era stata peraltro modificata, ma proprio i cambiamenti erano stati la causa di una forte deformazione delle tessere che compongono la Medusa, incluso lo spostamento “da un microclima del tutto diverso da quello in cui era originariamente conservata e a cui si era adattata”. Insomma, chi aveva pensato di salvarla aveva rischiato di condannarla. Ma i motivi per cui era stato deciso di spostarla erano stati, probabilmente, proprio quelli di salvarla.

I restauratori sono partiti da alcuni fori di chiodo presenti sul mosaico. In fase di intervento il lavoro ha dimostrato che la tavola “era in origine chiodata ad una struttura di supporto. È stata scartata l’ipotesi che potesse essere in origine un piano di tavolo”, così come “è stato escluso si trattasse di un pannello decorativo di boiserie, dal momento che questo tipo di manufatti sono tenuti da cronici perimetrali e non con chiodature sul telai di sostegno a cui venivano ancorati solo gli elementi verticali con funzione di montanti”. E d’altra parte non ci sono testimonianze di boiserie alla Villa reale. Insomma, la soluzione è sembrata essere quella di un inserimento nella pavimentazione.

A confermare l’ipotesi anche gli stucchi rintracciati tra le tessere, incluso il fatto che “l’autore della tavola se pur abile deve avere optato per una tecnica di riempimento finalizzata alla durata del manufatto in relazione alla sua funzione”. Cioè? Per esempio essere calpestato. I tecnici hanno proceduto ripulendo la vernice superficiale con un intervento chimico, scoprendo così tessere risalenti a un periodo successivo, un restauro di un’epoca non meglio definita. I confronti hanno permesso di ipotizzare che si trattasse di un inserto di pavimentazione riconducibile al Gabinetto d’angolo, che “diviene bagno alla fine dell’Ottocento”: un rilievo realizzato prima dell’inizio del restauro ha permesso di sovrapporre il disegno con quello che resta ancora oggi per terra e scoprire che i fori nella tavola della Medusa corrispondono ai travetti di legno della struttura del pavimento. Altri elementi hanno poi dimostrato l’ipotesi di partenza.

Oggi il capolavoro di intarsi non rischia più di finire sotto i piedi, ma resta uno dei piccoli tesori conservati dalla reggia di Monza.

Fonte: Villa Reale di Monza, “I Quaderni” edizioni Betagamma, a cura di Marina Rosa, maggio 2006, Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano.


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