La Reggia Racconta: il cannocchiale ottico (e la strada che si chiama vialone)
monza narcisi viale cesare battisti (Foto by Fabrizio Radaelli)

La Reggia Racconta: il cannocchiale ottico (e la strada che si chiama vialone)

Il vialone Cesare Battisti è molto più di quello che sembra, cioè una sontuosa strada di accesso alla Villa reale di Monza: la Reggia Racconta spiega perché, proprio mentre i narcisi fioriscono.

Vialone, non viale, ricorda spesso qualcuno: un caso pressoché unico in Italia e allora anche solo per questo (toponomasticamente) da salvaguardare. Perché non è una semplice strada, ma un grand boulevard, direbbero di là delle Alpi: così come lo hanno voluto i francesi nei primi anni dell’Ottocento, quando Napoleone ha affidato all’architetto Luigi Canonica (allievo di Piermarini) il progetto per il parco e ha tracciato in quella che era pura campagna una strada d'onore per collegare Monza e Milano. E che proprio in questi giorni gode della fioritura stagionale dei narcisi gialli.

Il vialone reale in una cartolina d’epoca

Il vialone reale in una cartolina d’epoca

Oltrepassata la Villa reale quello che di fronte è un cannocchiale prospettico, fino ai margini di Villasanta diventa un cannocchiale ottico nei giardini reali, quelli di Ferdinando, la cui direzione è Vienna, o meglio Schönbrunn, sede di un’altra celebre reggia e capitale - un tempo - del regno asburgico.

Lì alcuni anni fa l’urbanistica (ed ex assessore monzese) Alfredo Viganò ha letto “l’assialità” dell’impianto urbanistico della Reggia di Monza rispetto alla città: “Assialità che vede i fronti principali non volti alla città ma posti, come era nello schema del tempo, a est, quello verso i Giardini (del Piermarini e voluti da Ferdinando) e ad ovest quello che connetteva alla viabilità esterna verso Milano ed altre direzioni” ha scritto alcuni anni fa per arengario.net. «Il Vialone Reale (che ha una sua prosecuzione ideale sino al Ponte delle Catene nel Parco e oltre sino alla uscita tra Monza e Villasanta, è parallelo al viale Cavriga che attraversa il grande parco del Canonica e voluto da Eugenio Napoleone. Questo grande asse è perpendicolare (con centralità del complesso della Villa) all’asse nord-sud della che mira, col tridente dell’architetto Canonica con vertice su piazza Citterio, il centro storico».

Un progetto complessivo che appoggiava sulla parte urbanizzata di allora con il cuneo dei Boschetti reali e disponeva subito sopra un impianto complessivo che comprende Villa reale, parco, giardini e vialone appunto.

VIalone reale, poi Battisti, nelle mappe di Brenna a metà Ottocento

VIalone reale, poi Battisti, nelle mappe di Brenna a metà Ottocento

Il Vialone reale era un vialone alberato delimitato da filari di platani con le due carreggiate separate da un parterre di prati che entrava (ed entra) direttamente oltre i cancelli della Villa fino a raggiungere il cortile d’onore (una prospettiva che oggi risulta contaminata dalle siepi che delimitato i prati centrali). Quelle che oggi sono due carreggiate asfaltate a due corsie per senso di marcia, oltre ai controviali, erano un tempo ovviamente in terra battuta, come ancora rivelano alcune foto d’epoca. “Racchiusa da’ superbi cancelli dorati e preceduta da’ regolari giardini d’aranci di fiori di frutti, divisi da vaghe cancellate, al cui ingresso vi hanno due stabili padiglioni per le sentinelle a cavallo ed un edificio per parte per le guardie reali, e per la guardia svizzera” scriveva Ercole Silva raccontando l’arrivo dal vialone alla Reggia nel suo trattato “Dell’arte dei giardini inglesi”, pubblicato prima nel 1801 e poi nel 1813 con aggiunte.

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Subito dopo l’ingresso, ricorda la Reggia, e alla fine del vialone anche oltre i primi cancelli, si trovava un cortile “racchiuso dalle ali laterali terminanti nella cappella e nell’ex cavallerizza”, che “ospitava in origine un giardino alla francese costituito da parterres geometrici, con al centro una fontana con vasca di grandi dimensioni, tuttora esistente. Nella parte nord del cortile d’onore, delimitato dal Serrone, è oggi visitabile il Roseto Niso Fumagalli”.

Il lungo cannoocchiale di vialone Battisti e poi dopo la Villa attraverso i giardini reali

Il lungo cannoocchiale di vialone Battisti e poi dopo la Villa attraverso i giardini reali
(Foto by google earth)

Sulla destra del vialone guardando la Reggia, nella sua prima metà si trova ancora la struttura della Stazione reale fatta costruire per rendere più comodo l’arrivo dei reali a Monza, mentre nella seconda metà si apre la prospettiva sulla Cappella espiatoria, fatta costruire da Vittorio Emanuele III sul luogo dell’omicidio di suo padre, Umberto I, cioè l’area in cui si trovavano gli impianti della società sportiva Forti e liberi.

“L’intervento (il vialone, ndr)) appartiene ad un periodo di forte rinnovamento civile, economico e sociale, dopo il secolo dei Lumi, con ricadute sulle trasformazioni territoriali sia nel centro cittadino che nell’intorno - scriveva ancora Viganò - . Nel parco vi era , dopo la vittoria francese, prima la sede di Melzi d’Eril vicepresidente della Repubblica Cisalpina e poi, con il regno Lombardo Veneto, la residenza estiva di Eugenio Beauharnais al Mirabellino. La attenzione alla città, piccola ma nobile, è dimostrata sia dalla realizzazione della Villa coi Giardini prima, da parte del governo austriaco, che del Parco poi con i francesi”.

Il cannocchiale nei giardini reali risale invece ai tracciati dello stesso Piermarini e nelle “Vedute principali dell’I.R. Villa di Monza disegnate dal vero da Carlo Sanquirico dedicate a S.A.I.R. il Serenissimo Arciduca Ranieri”, compare infatti il cosiddetto “Viale di prospetto al palazzo”, animato da cavalieri e figure abbigliate secondo la moda di metà Ottocento. “Si tratta di una scenografica panoramica verso i giardini reali, lungo la direttrice est-ovest, dal cosiddetto Rondò degli ippocastani - ricorda la Reggia - Il cannocchiale assume l’attuale conformazione in occasione della riqualificazione generale che l’architetto Luigi Canonica operò per volere del viceré, ai fini di destinare l’intero territorio acquisito ai beni della corona ad usi agricoli e grande tenuta per gli svaghi venatori della corte”.


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