La Reggia Racconta: Crocus e Bucaneve anticipano la primavera
Monza Crocus ai Boschetti reali (Foto by Fabrizio Radaelli)

La Reggia Racconta: Crocus e Bucaneve anticipano la primavera

La Reggia Racconta torna in esterni: ecco cosa succede quando l’inverno si prepara a lasciare il passo alla primavera, con l’arrivo di Crocus e Bucaneve.

Lo hanno chiamato Stella del mattino, Fior di neve, Galantino, Lacrima bianca. Ma per tutti, di solito, è il Bucaneve, uno dei fiori che - se già non l’ha fatto - sta per mettere la testa al sole nei prati del parco di Monza. Lui è uno dei caratteristici fiori della Reggia che rappresentano il primo richiamo della primavera, quando un passo dopo l’altro i prati del complesso monumentale di Monza tornerà a riempirsi di colori e profumi. Come quelli dei Bucaneve (che poi sono il nome di uno dei biscotti più amati da generazioni di italiani) e del crocus.

Bucaneve, insomma, che Linneo alla metà del 1700 ha classificato come Galanthus nivalis, cioè fiore (anthos) di latte (gala) della neve (nivalis) a sottolineare il suo periodo di fioritura precoce che il nome comune italiano indica apertamente. Fa riferimento a tempi senza global warming, evidentemente, ma neve o meno il fiore si prepara (se già non l’ha fatto) a mettere fuori la testa per riempire alcuni spazi della Reggia.

“Si trova nei boschi di latifoglie, in mezz’ombra su terreni un po’ pesanti. Nel parco alla fine dell’inverno si possono ammirare piccoli gruppi lungo le rive del fiume Lambro in prossimità del Mulino del Cantone” scrive il Consorzio Villa reale indicando dove è possibile rintracciarli a partire da queste settimane, così come è la stagione del crocus, il croco, uno dei fiori di più antica attestazione eppure ancora senza altri nomi se non quello latino, nonostante le sue infinite declinazioni.
Lui è una “delle prime specie vegetali a rompere l’assedio dell’inverno con la sua fioritura. Nel prato di fronte alla Fagianaia reale (ristorante Saint George Premier) è possibile godere dello spettacolo della sua fioritura” indica la reggia sul suo sito ufficiale (reggiadimonza.it). Il crocus è stato descritto come sempre da Linneo nel 1753, ma le sue attestazioni sono antiche (basti pensare allo zafferano di cui è padre).

Monza Boschetti reali Crocus fioriti

Monza Boschetti reali Crocus fioriti
(Foto by Fabrizio Radaelli)


Ma appunto, non ha altri nomi se non quello originale, nonostante le sue tante declinazioni e forme. “Al 2010, non si è ancora giunti ad una sistematica soddisfacente di questo genere. Alcuni autori hanno proposto una classificazione in chiave analitica basata sul periodo di fioritura: primaverile e autunnale - si legge sulla puntuale pagina wikipedia - Tuttavia, questo criterio può dar luogo ad equivoci in quanto alcune specie fioriscono con continuità da settembre ad aprile; altre, specialmente quelle autunnali, emettono le foglie in tempi anche molto diversi). Un altro criterio di discriminazione potrebbe essere il colore del perigonio che generalmente se non è giallo, è blu (e viceversa), ma anche questo carattere non è esente da variabilità a volte notevoli”.

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Ne parla Omero nell’Iliade come “filo di tessuto”, ma era già presente nel Libro dei cantici della Bibbia e viene raccontato nell’antica Grecia come fiore decorativo, anche per corone, teatri e letti nuziali. Tra r i primi a descrivere il fiore c’è Dioscoride Pedanio nel primo secolo dopo Critsto, poi Pietro Andrea Mattioli nel sedicesimo secolo e quindi Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) ad anticipare Linneo.


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