Ragazzi e denaro, un matrimonio impegnativo
Ragazzi e denaro rapporto complesso

Ragazzi e denaro, un matrimonio impegnativo

Gli studenti raccontano il loro rapporto con i soldi: un mezzo o un fine? Come lavorare prima dei 18 anni per essere indipendenti

Oggi l’evoluzione tecnologica ha cambiato il nostro rapporto con il denaro grazie ai sistemi di pagamento digitali, come la carta di credito, o agli acquisti con un click sul web. Se da una parte, queste innovazioni presentano aspetti positivi, dall’altra offrono alcune incognite, soprattutto per le fasce d’età più giovani che, interagendo con i soldi e navigando molto sul web, avrebbero la possibilità di spendere denaro senza criterio. L’intenzione è di capire come è cambiata, negli adolescenti della generazione Z, la percezione del denaro e quali sono gli scopi e gli utilizzi che essi ne fanno. Per scoprirlo, è stata fatta un’indagine prendendo a campione alcuni ragazzi del liceo Zucchi.

«In famiglia mi hanno insegnato a dare un valore ai soldi e quindi cerco di gestirli bene perché hanno un peso fondamentale nella mia vita. Ho una paghetta che mi danno i miei genitori con la quale posso permettermi di andare in giro, in discoteca o a mangiare fuori - ha spiegato Giorgia Bruno, 16 anni - Non avendo molto denaro, di solito, io e la mia migliora amica mettiamo i soldi in comune per dividere le spese e permetterci molte più cose».

Silvia Gori, 15 anni, ha voluto invece analizzare come la sua percezione dei soldi sia cambiata da quando era piccola: «Crescendo, ho dato sempre maggiore valore ai soldi perché da piccola contavo sul fatto che i miei genitori non fossero in una condizione economica disagiata e, quindi, non mi sono mai posta grandi problemi nello spendere e nel chiedere qualunque cosa».

«Di solito ci si fa la domanda se i soldi sono un fine o un mezzo - aggiunge - Secondo me l’una non esclude l’altra, poiché, avendo molti soldi puoi permetterti più cose che ti rendono felice e quindi pensare sempre di fare altri soldi può essere un bene». Non è della stessa idea Giulio Roversi, 15 anni: «io non reputo il denaro un fine, ma un mezzo perché non bisogna badare alla quantità del denaro, ma alla sua qualità, anche se è poco. Con i soldi che ricevo cerco di fare regali ai miei familiari, di concedermi momenti con gli amici o con le persone che mi stanno a cuore».

È d’accordo Andrea Pavese, 17 anni: «ritengo che i soldi siano un mezzo, sono quello strumento che si utilizza tanto a 16 anni quanto a 80 anni per poter realizzare ciò che si vuole. Mi piace comprarmi cose costose: fino a poco tempo fa spendevo, di solito, molto in vestiti. Ora spendo più per un viaggio con gli amici, un film, una mostra».

Ai ragazzi è stato chiesto inoltre, se hanno mai pensato di svolgere qualche lavoro part-time mentre continuavano gli studi. « Io ho pensato di fare qualcosa però i miei dicono che sono ancora troppo piccola e, quindi, non vogliono. Secondo me però lavorare serve a crescere» ha dichiarato sul tema Giorgia Bruno. Silvia Gori ha risposto: «ho pensato di fare la baby-sitter o ripetizioni ai bambini delle elementari o cose del genere che però non si sono mai concretizzate per mancanza di tempo». Giulio Roversi ha spiegato: «io ho pensato a qualche lavoretto, ma in realtà poi non sono mai riuscito ad attivarmi, sia per mancanza di tempo, sia per mancanza di voglia: ho subordinato il lavoro ad altre cose che reputavo al momento più importanti». Andrea Pavese, invece, è stato l’unico che ha già sperimentato il lavoro: «facevo ripetizioni e mi prendevo 10 euro all’ora».

(Ha collaborato Luca Franzini,, III U, liceo scientifico Fermi, Desio)


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