Giovedì 17 Gennaio 2013

Trenta coltellate, pena di 16 anni
Procura di Monza: «Sono pochi»

Monza - Sedici anni di reclusione, col riconoscimento della seminfermità mentale, dopo una battaglia di perizie. La procura di Monza non ci sta, e ha già proposto appello contro la sentenza di condanna pronunciata nei confronti di Antonio Passalacqua, il pregiudicato 36enne che, ad ottobre 2011, ha ammazzato con una trentina di coltellate inferte con due lame diverse la fidanzata Veronica Giovine, impiegata di 34 anni con la quale aveva una relazione molto turbolenta, assassinata nel suo appartamento di Cinisello Balsamo. L'uomo è stato processato col rito abbreviato, condizionato, però, allo svolgimento di una perizia per stabilire le condizioni di salute mentale.

Tra le interpretazioni opposte dei consulenti, sia quelli di parte, che quelli incaricati dal gup Alfredo De Lillo, è passata la linea della seminfermità, sostenuta dallo specialista genovese Marco Lagazzi, psichiatra forense incaricato dal pubblico ministero Vincenzo Fiorillo. Attenuante, quella dovuta dal riconoscimento della seminfermità, che ha fatto partire il calcolo della pena da un massimo di 24 anni, ridotti poi a 16 per la scelta del rito abbreviato (che concede per legge lo sconto di un terzo) a fronte di una richiesta di 30 anni di reclusione formulata dal pm Vincenzo Fiorillo. Il pm ha dunque appellato la sentenza.

Passalacqua è stato comunque riconosciuto pericoloso socialmente, e condannato a scontare 10 dei 16 anni complessivi presso un ospedale psichiatrico giudiziario. Risarcimento stabilito dal gup a favore dei familiari della donna, la quale aveva cominciato a frequentare quello che sarebbe diventato il suo assassino nel corso del 2008. Un rapporto che presto aveva preso una brutta piega, tanto da spingere la donna a denunciare Passalacqua, finito a processo davanti ai giuidici di Monza per stalking, nel mese di agosto di tre anni fa.

Un mese prima dell'omicidio, però, i due avevano ripreso a frequentarsi, nonostante il 35enne fosse stato raggiunto qualche tempo prima da una diffida ad avvicinarsi a casa della donna, fino al drammatico epilogo dello scorso ottobre. Il corpo della donna era stato martoriato dai colpi inferti da due coltelli diversi. Interrogato dagli agenti del commissariato di polizia di Cinisello, l'uomo era crollato, confessando tra le lacrime.

A scatenare la sua furia, era stato il fatto di non essere stato invitato ad una cena che la fidanzata aveva organizzato con una amica a casa sua. Il fatto di non essere stato coinvolto, lo aveva interpretato come un insulto. Federico Berni

r.magnani

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