Giovedì 27 Settembre 2012

Defibrillatori e staminali: Monza
eccelle nella cura del cuore

Monza - L'ospedale San Gerardo si conferma centro di eccellenza per la cura delle patologie del cuore. Ne parliamo con due medici che relazioneranno al pubblico sabato pomeriggio, sotto i portici dell'arengario. Partiamo dai defibrillatori. Laura Valagussa, 45 anni, cardiologa, è la figlia dell'indimenticabile Franco Valagussa, il ”costruttore” della cardiologia monzese. Con il padre, e con Brianza per il cuore, Laura aveva dato il via alla campagna per dotare il territorio degli apparecchi semiautomatici salvavita: riconoscono la fibrillazione ed emettono la scarica elettrica che rimette in sesto il ritmo del muscolo cardiaco.

«Siamo alla terza fase del progetto -ci dice -. Nella prima abbiamo dato i defibrillatori alle forze dell'ordine e agli operatori del soccorso; nella seconda li abbiamo forniti ad alcuni centri sportivi e commerciali, sempre istruendo gli operatori chiamati ad usare i defibrillatori. Ogni due anni facciamo con loro un ”ripasso” sulle manovre. Ed ecco la terza fase con dieci macchine salvavita di nuova generazione. La novità, oltre al fatto che saranno messe in apposite teche nelle strade di Monza, consiste nel fatto che chiunque potrà utilizzarle al fine di salvare una vita. Infatti, appena si prendono in mano, scatta la chiamata alla centrale del 118. Qui un addetto darà telefonicamente indicazioni, in diretta, sulle operazioni da fare con la persona colpita da attacco cardiaco. Allo stesso tempo, ovviamente, parte l'ambulanza o l'auto medica».

Il nuovo passo ha un costo elevato: 60mila euro, che Brianza per il cuore sta cercando di rastrellare sul territorio. Per chi vuole, sabato, si potranno acquistare a 10 euro l'uno i braccialetti coi cuoricini, ”Cruciani” autentici sotto l'arengario. Oppure, come sempre, versare i soldi sul conto corrente dell'associazione.

Le cellule staminali
E per un progetto che avanza nel tempo, facendo passi significativi, ecco un altro che si affaccia all'orizzonte. Obiettivo: l'uso delle cellule staminali per riparare i danni provocati dall'infarto acuto. Capofila dello studio, in procinto di partire col 2013, e che coinvolgerà circa 1500 pazienti in tutta Italia per una settantina di ospedali, è il primario della cardiologia del San Gerardo, Felice Achilli, un ”allievo” di Franco Valagussa, insieme a Giulio Pompilio, del Monzino di Milano.

«L'obiettivo da raggiungere -esordisce il primario - è contenere ed eliminare l'alta mortalità tra gli infartuati che hanno avuto un attacco pesante e sono entrati tardi in ospedale. Studi sperimentali condotti su una sessantina di pazienti - hanno evidenziato come le cellule staminali, che il nostro corpo già produce quando il cuore subisce l'infarto - se prodotte in maggiore quantità portano a un sensibile miglioramento delle condizioni del cuore: si riduce l'area in necrosi e il muscolo riacquista in capacità di contrazione e fluidità dei canali».

Lo studio è stato fatto proprio dall'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri ed è sostenuto dalla fondazione 'Per il tuo cuore', presieduta da Attilio Maseri (in continuità con Hearth care foundation, promossa dal compianto Franco Valagussa). Lo studio ha ottenuto un contributo dalla fondazione Cariplo.«Per un periodo di due anni, in 70 centri partecipanti, saranno monitorati 1500 pazienti. Vedremo nella pratica, per la prima volta su questo largo campione, l'efficacia dell'utilizzo delle 'citochine' che mobilizzano cellule staminali dal midollo, per riparare i danni del muscolo prodotti dall'infarto miocardico».
Antonello Sanvito

a.sanvito

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