Venerdì 21 Settembre 2012

Schumacher sedotto da Monza
O, quantomeno, dalla sua birra

Monza - Funziona così: suona il telefono, non riconosci il numero, decidi di rispondere comunque e dall'altra parte ti piove addosso una mareggiata di parole. Che non capisci. All'inizio. Poi realizzi: sono in inglese. E con un accento strano. D'accordo, bisogna reagire. E allora rispondi: «Eh?». Tutto normale - o quasi - se non fossero i giorni del Gran premio di Monza. E allora inizi a mettere a posto le tessere. Poi scopri che da una parte della cornetta (per così dire) c'è il birrificio del Carrobiolo. E dall'altra parte c'è Michael Schumacher. Il più grande pilota di formula uno di sempre, a sentire Wikipedia.
Chi chiama è il tedesco. Che vuole andarsene dall'Italia con la birra di Monza. E la chiede. Chi risponde è Pietro Fontana, il mastro birraio del Carrobiolo, che dopo un istante di disorientamento dice «d'accordo ». Perché comunque non è che ti capiti tutti i giorni. Ma forse è meglio raccontare la storia dall'inizio, ben sapendo com'è andata a finire: che Schumi è partito dall'Italia con quindici casse di birra di Monza. Dunque: cronache da giorni del Gran premio. Una sera un cameriere del ristorante “L'angolo del beato” (fronte chiesa di San Gerardo) suona alla porta del birrificio. «Mi serve la birra», dice a Fontana, perché poche centinaia di metri più in là l'ospite è di peso, è Michael Schumacher: vuole la birra e non è che poi lo puoi condire via con una lager alla spina.
La birra c'è e passa dal magazzino del Carrobiolo alla tavola del ristorante. Nel bicchiere di Schumi. Potrebbe finire lì. Ma non va così. Certo il tedesco deve andare in pista (e poi chiuderà la gara al sesto posto sulla sua Mercedes intascando anche otto punti per il campionato) ma ha tutto il tempo per smaltire l'alcol - e poi è tedesco, di birra ne sa. Intanto si prende la briga di segnarsi il numero di telefono e di comporlo nei giorni stessi del Gp. Alla risposta (di Fontana) dice: voglio la birra. Lo dice in inglese con l'accento tedesco e il birraio, all'impronta, risponde secco: «Eh?». Allora lui ripete e questa volta è chiaro. Pietro Fontana vinto il disorientamento dice: «Siamo qui nel parco con lo stand, venga a prenderla».
«Impossible» risponde il pilota, che in fondo con le platee e il contatto diretto non ha mai avuto un gran feeling. Severità teutonica o altro, vai a sapere. Ma allora andrà trovata un'alternativa. E si trova: i due si accordano con l'intermediazione di John McDonald, assistente, segretario, forse tuttofare del tedesco e nei giorni successivi al Gp è quest'ultimo a presentarsi in piazza Carrobiolo («Vestito strano» dice il mastro birraio, «più o meno come un pilota d'aereo»): arriva con l'auto già pronta per andare a Linate e partire, a fianco dei bagagli del pilota infila quindici casse di birra di Monza (che paga, beninteso) e qualche omaggio - come negarglielo - per fargli provare tutto quello che c'è sotto l'etichetta del Piccolo opificio brassicolo. Poi parte. A riprendere Schumi e a prendere il volo. Che pensi: il più grande amore tra Schumacher e l'Italia si è consumato qui, a Monza. E non è stato merito della Ferrari.
Massimiliano Rossin

m.rossin

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