Lunedì 10 Maggio 2010

Liquami tossici nel fiume Seveso
Morti soffocati centinaia di pesci

Monza - Il Seveso violentato come il Lambro e a pagarne le spese sono ancora una volta i suoi silenziosi abitanti. Terribile scoperta quella fatta nei giorni scorsi dall'associazione ecologica “La Puska” in via Verdi, poco prima della bocciofila, quando sulle rive del fiume a ridosso dell'impresa Stigliano sono stati notati ben cento pesci morti. Si tratta di vaironi o gardon “soffocati” da una sostanza misteriosa, che hanno spinto il titolare Franco Stigliano a chiedere aiuto al gruppo ambientalista.

Lo scenario cui si sono trovati davanti i volontari, compreso il presidente Iolanda Negri, è stato disarmante: su una piccola rientranza gli esemplari erano accatastati uno sull'altro, divorati in parte dai corvi che stavano sorvolando la zona, è stata anche rilevata la presenza di uova, segno che sono stati uccisi futuri avanotti. «Siamo di fronte a uno scarico ingiustificato di sostanze altamente inquinanti – denuncia senza mezzi termini Negri – una violenza inaudita, che questa volta non si è fermata a “sporcare” il fiume, ha soffocato i suoi abitanti».

Gli esemplari sono stati consegnati a un ittiologo, che nei prossimi giorni dovrà spiegare l'origine delle morti e dare un nome alla sostanza letale. «Dal canto nostro – prosegue Negri – abbiamo cercato di trovare l'origine dello scarico abusivo, rivolgendoci inizialmente ai responsabili del depuratore di Carimate. Qui lo scenario è esattamente l'opposto. I pesci hanno colonizzato le acque proprio fino a Carimate, cioè a monte del depuratore, questo significa che l'attacco all'ambiente è avvenuto più a valle» magari proprio in territorio di Lentate.

«Impossibile dirlo con certezza – incalza il presidente de “La Puska” – ma sicuramente siamo di fronte a chi pur di risparmiare i costi di smaltimento di qualche rifiuto tossico, ha pensato di liberarsene gettandolo nelle acque del Seveso, senza prendere in considerazione l'enorme danno provocato, che non coinvolge esclusivamente il corso d'acqua, ma anche tutta la natura connessa dalla flora agli uccelli che si nutrono dei pesci». Cosa fare per evitare il ripetersi di episodi letali per la natura lentatese? «Un ruolo importante lo giocano certamente gli abitanti – prosegue Negri sperando di svegliare le loro coscienze - Il Seveso appartiene a tutti noi, fa parte della nostra vita, occorre riportarlo nell'immaginario collettivo delle comunità e ricostruire la “cultura” del fiume e dell'ambiente». Le nuove generazioni nemmeno sanno che a Lentate c'è un fiume.
Cristina Marzorati

d.perego

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