Mercoledì 24 Febbraio 2010

Costanza Zanoletti,
un sorriso per l'addio

Le Olimpiadi sono qualcosa di speciale. Alle Olimpiadi gli atleti riescono ad accettare il risultato del campo (salvo rare eccezioni) perché in fondo a quella cosa che ''l'importante non è vincere'' un po' ci credono (mica tutti, ma la maggior parte). Alle Olimpiadi alla fine vincono i sorrisi. Ed è con un sorriso che Costanza Zanoletti ha detto addio al mondo dello skeleton. Lo ha raccontato a Marina Riva, compagna di squadra nel team azzurro che si allena anche alla Forti e Liberi di Monza e a Vancouver da tifosa, che per l'occasione ha svestito i panni dell'atleta e indossato quelli della giornalista.

Come l'hai vissuta?

«Mi sono commossa alla fine della quarta manche – ha detto la piemontese Zanoletti - Avevo deciso che quella sarebbe stata l' ultima gara della mia vita»
Perchè?
«Perchè purtroppo di passione non si vive. Amo questo sport, ma sono arrivata a un punto della mia vita in cui ho bisogno di stabilità. Voglio finire l'università, sto per prendere la seconda laurea e vorrei trovare un buon posto di lavoro»
In tutta la carriera hai avuto più rimpianti o più gioie?

«Ho passato dei momenti difficili, quelli in cui sembra che tutto stia sfuggendo dalle mani ma sono contenta di avere superato i momenti bui grazie solo alla mia forza e al supporto di amici e parenti. La mia carriera si è chiusa con un 15esimo posto alle Olimpiadi. Cosa c'è di meglio? Sono davvero contenta».

La gara. L'italiana con i fiori di ciliegio a decorare la slitta ha concluso quindicesima nella gara vinta dall'inglese Amy Williams davanti alle tedesche Kerstin Szymkowiak e Anja Huber. «Come per lo slittino, lo Whistler sliding centre era tutto esaurito – prosegue Marina Riva – Solo che questa volta a lottare per il podio c'erano quattro canadesi per cui i biglietti erano sold out da una settimana. E anche per passare i controlli ci ho messo quasi un'ora. Ho visto la discesa di Costanza: bella linea, bella gara, dopo una stagione un po' indigesta l'ho trovata a suo agio sul ghiaccio. Sensazioni che invece non ha trovato la beniamina di casa Melissa Hollingsworth, seconda al termine della terza manche: le speranze di una medaglia canadese sono sfumate con una pessima quarta discesa».
«Ha perso la testa, chissà cosa le è passato per la mente. È un brutto colpo per il Canada», ha commentato Scott McBride, allenatore del gruppo apripista dei Giochi e del team di Coppa Europa.

I tifosi. Una delusione per i tifosi? Certo, nell'immediato sì. «Ma si è confermato che in tribuna tutti tifano tutti – continua Marina – Era già successo con lo slittino, ma lì non c'erano canadesi in gara. Per lo skeleton la tribuna era divisa tra canadesi (la maggioranza), americani (molti), inglesi (il gruppo più folto da oltreoceano) e poi giapponesi, neozelandesi, australiani, tedeschi, svizzeri, austriaci e italiani. Alla partenza di Ben Sandford mi sono trovata a urlare ''Kiwi, kiwi'', il grido di battaglia dei neozelandesi, insieme a una raggiante Zanoletti».

Gli uomini. I padroni di casa si sono rifatti con gli interessi nella gara maschile. A John Montgomery infatti è riuscita la grande rimonta e dal quinto posto dopo la terza manche è volato fino al gradino più alto del podio. Nicola Drocco, l'unico italiano in gara, ha fatto fatica a dominare i sentimenti e in tre manche non è riuscito a stare tra i primi venti. «L'agitazione è stata davvero devastante» ha commentato. Ma pur sempre un'agitazione a cinque cerchi.
Ch.Ped.

c.pederzoli

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