Giovedì 11 Febbraio 2010

Se ta cati...ta copi!: in Brianza
il primo western in dialetto

Monza - Provate a immaginare di entrare al cinema per godervi un western coi fiocchi. Primo piano sul grande John, ovvero John Wayne: cappello a larghe falde, occhi taglienti, mascella imponente; apre la bocca e con odio sibila, guardando un nemico lontano: «Se ta cati...ta copi!». Ebbene che effetto vi farebbe? Non stiamo ponendo un indovinello campato per aria, ma una possibile esperienza. Che diventerà realtà, per chi, curioso, vorrà accettare la sfida, il 19 marzo, al cinema Villoresi, di piazza Carrobiolo a Monza. Proprio quella frase, Se ta cati...ta copi! (Se ti prendo ti ammazzo!) è il titolo del film con John Wayne: si tratta della rielaborazione in dialetto della pellicola di John Ford del 1956 nota come «Sentieri selvaggi». Artefici della trasformazione un gruppo di attori di Tepsi, sigla che sta per Teatro Popolare della Svizzera italiana e dell'Insubria. In occasione del decimo anniversario di fondazione, il sodalizio capitanato da J

or Milano, attore, interprete di molte commedie per la tv della Svizzera italiana, ha deciso di affrontare l'avventura. Due anni di lavoro, superata la difficoltà di trovare le voci adatte, una spesa di 40mila euro circa, e poi via, a Lugano con la prima proiezione. Un successone. Tutto esaurito anche alla seconda proiezione, avvenuta lo scorso anno, in quel di Varese, dove ha avuto come presentatore nientepopodimeno che lo scrittore e giornalista Mauro Della Porta Raffo. E finalmente, lo sbarco in Brianza, a Monza, il 19 marzo. Promotrice l'associazione Menaresta, il gruppo nato per sostenere l'omonima casa editrice, costituito «per dare voce a tutti coloro che credono - si legge nello statuto, tra le altre cose - nel dialetto, forma spontanea e sincera di comunicazione e collaborazione, linguaggio di un mondo concreto e di sentimenti veri e sinceri».

Ma come va inteso il gesto di portare un filmone storico doppiato in dialetto, oltre tutto non brianzolo? «Beh, innanzitutto il dialetto ticinese - ci risponde Simone Milesi, presidente del gruppo - è molto simile al nostro, e quindi comprensibilissimo. In secondo luogo, voglio fare chiarezza per evitare pensieri distorti. Il dialetto oggi vive in una morsa: o viene strumentalizzato a fini politici, e quindi va pompato a tutti i costi, o viene denigrato come lingua degli ignoranti. Io credo che bisogna uscire da questo schema: il dialetto è la lingua del popolo, punto e basta. Lasciamola libera di vivere o morire, senza mettterci sopra fardelli politici che costringano a schierarsi pro o contro. Personalmente lo comprendo, lo scrivo ma faccio fatica a parlarlo».

Una possibile obiezione: ma il primo impatto con un John Wayne che parla dialetto potrebbe fare ridere, cosa che va in rotta di collisione con la trama del film, che è drammatica. «Non sarà così, perchè, proprio perchè lingua del popolo, il dialetto esprime la vita, quindi anche il dramma». Appuntamento venerdì 19 marzo, con tre spettacoli: 15, 17.30 e 21.15; i biglietti, sono già in prevendita a 8 euro; info: 039380543; 3294704496.
Antonello Sanvito

a.sanvito

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