#Fuoriporta, un Sacchi di pressing: Cavaliere folgorato sulla via per Fusignano
Arrigo Sacchi, contattato dal Monza di Berlusconi prima dell’arrivo di Brocchi

#Fuoriporta, un Sacchi di pressing: Cavaliere folgorato sulla via per Fusignano

Nella rubrica di Fabio Monti la proposta di Berlusconi all’Arrigo nazionale per la panchina del Monza. Storia di un amore che affonda le radici negli anni Ottanta, con quel calcio rivoluzionario che ha fatto grande il Milan

«Berlusconi mi ha proposto davvero di allenare il Monza», ha raccontato Arrigo Sacchi a Daria Bignardi nella trasmissione «L’assedio» sulla Nove. Peccato, questo no, perché sarebbe stato un bel modo di provare a fermare il tempo, riproponendo, con i necessari aggiornamenti e accorgimenti , una storia di trentadue anni fa, primavera del 1987, il tempo della storica decisione di Berlusconi e Galliani di affidare il Milan proprio all’uomo di Fusignano. Non è chiaro se sia stata decisiva la sfida di Coppa Italia del 25 febbraio 1987, andata degli ottavi, a San Siro, rossoneri battuti dal Parma sacchiano, in gol con Bortolazzi oppure se la decisione era già stata presa. Perché da tempo si parlava in termini entusiastici di questo allenatore rivoluzionario: lo aveva già raccontato Massimo Bonini, che aveva avuto Sacchi in panchina, quando giocava con la Primavera del Cesena; ne era entusiasta il conte Alberto Rognoni, grande dirigente di calcio (e fondatore del Cesena), che lo aveva spinto ad iscriversi al Supercorso di Coverciano, voluto da Allodi, lasciando finalmente il lavoro; ne parlavano con ammirazione i tifosi della Fiorentina, che andavano a vedere più volentieri la Primavera della prima squadra. A Parma era arrivata la prima grande soddisfazione: la promozione dalla C1 alla B, all’esordio, nel maggio 1986. A trasformare Sacchi nell’allenatore più alla moda del momento era stato l’applicazione del concetto (non nuovo) di zona totale, ma giocata a cento metri più all’ora, il pressing furioso, il fuorigioco sistematico, che faceva venire l’emocrania agli avversari, uno spettacolo di altissimo livello, messo in vetrina anche nella partita contro il Milan. L’intuizione di Berlusconi e Galliani era stata quella di accorgersi al volo che Sacchi sarebbe stato l’uomo giusto per allenare una squadra che pretendeva di «vincere e convincere», arrivando in cima al mondo con «il giuoco e il fuorigioco». Comunque sia andata, il giorno del ritorno di Coppa Italia (8 aprile 1987, 0-0), esordio in panchina di Capello, che aveva sostituito Liedholm, i giochi erano fatti. La leggenda ha poi descritto Sacchi in pericolo nei primi tempi rossoneri. Berlusconi e Galliani mai avevano dubitato di lui, nemmeno prima di Verona-Milan (era appena arrivata l’eliminazione in Coppa Uefa con l’Espanyol), anche perché Sacchi rimane un genio del pallone, ma i vertici rossoneri, fra giocatori ereditati da Farina (Maldini e Baresi su tutti) più Gullit, Van Basten, Angelo Colombo e Ancelotti, non gli avevano messo a disposizione una brutta squadra.


© RIPRODUZIONE RISERVATA