#Fuoriporta, tutti gli uomini del mister: come i comunisti nordcoreani
Nereo Rocco con Cesare Maldini per la conquista della Coppa dei Campioni con il Milan nel 1963

#Fuoriporta, tutti gli uomini del mister: come i comunisti nordcoreani

Panchine sovraffollate, tra match-analist e football virtual coach: nella rubrica di Fabio Monti, l’evoluzione delle professionalità accanto all’allenatore e il contrasto dei tempi in cui Nereo Rocco diceva: «Il calcio è una cosa semplice»

Come se non bastasse la Goal-Line Tecnnology (ottima, per evitare i gol fantasma), il Var (buona idea, pessima applicazione), il mani-comio, il fuorigioco sul filo dei millimetri (l’esatto contrario dello spirito del gioco), le telecamere piazzate in ogni angolo del campo, adesso in serie A è approdato anche il «Football Virtual Coach», un sistema innovativo che permette agli staff tecnici di ottimizzare le prestazioni delle proprie squadre attraverso l’analisi in tempo reale della partita. Su iniziativa della Lega, tutte le panchine di A sono state dotate di un tablet con questa applicazione, sviluppata dalla startup Math&Sport, in collaborazione con il Politecnico di Milano, in grado di fornire in diretta i dati relativi alla partita e di restituire, grazie all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, indicazioni tecniche precise per allenatori e staff. Tutto molto bello, perché bisogna sempre guardare avanti e se il computer ha preso il posto della penna d’oca, è giusto che anche il calcio, ormai considerato più un’industria che uno sport, accetti le novità tecnologiche, con annessi e connessi. Resta però un po’ di nostalgia per quello che è stato, perché non aveva torto Nereo Rocco (1912-1979), che, partito da Trieste e arrivato in cima al mondo (con il Milan), dopo aver vinto tutto, diceva: «Il calcio è una cosa semplice». Semplice è l’esatto opposto di banale. E la sua ricetta per vincere non prevedeva match-analist e nemmeno staff più numerosi del comitato centrale del partito comunista nordcoreano, era chiarissima: «Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un “mona” che segna e sette asini che corrono». A lui, per lavorare bene, bastavan un buon secondo, anche se al Milan era stato il primo a volere accanto a sé un preparatore atletico (Aristide Facchini, ottimo ostacolista), esperienza e intelligenza calcistica fuori dal comune. Chissà che faccia avrebbe fatto nel vedere le sterminate panchine di San Siro. Lui sì che, come Helenio Herrera, si sedeva su una panchina, senza nemmeno lo schienale. E se una marcatura era sbagliata, la correggeva in tempo reale oppure chiedeva a Cesare Maldini, il suo regista in difesa, di provvedere. Altro che computer.


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