#Fuoriporta, in Brianza c’è un’altra aria: la conferma arriva da Stefano Turati
Stefano Turati in uscita bassa su CR7

#Fuoriporta, in Brianza c’è un’altra aria: la conferma arriva da Stefano Turati

Nella rubrica di Fabio Monti, il terreno fertile brianzolo che coltiva e fa sbocciare talenti: l’ultimo è quello di Stefano Turati, che dal Renate al Sassuolo arriva a misurarsi niente meno che con Cristiano Ronaldo.

«Si sente che qui c’è tutta un’altra aria», dicevano i vecchi milanesi, quando si avvicinavano a Monza sulla strada per la villeggiatura (allora niente Maldive, per fortuna). Deve essere vero che l’aria della Brianza ha qualcosa di speciale, pensando a quanto ha combinato il portiere del Sassuolo, Stefano Turati, nato a Milano il 5 settembre 2001, dismesso dall’Inter e cresciuto nel Renate, la squadra del paese dove è nato Edoardo Mangiarotti, l’olimpionico azzurro con più medaglie (13!), la prima a 17 anni appena compiuti.

Per non parlare di Charles Leclerc, primo a Monza con la Ferrari, prima di compiere 22 anni. Esordire in A non è mai facile, specie in Italia, dove i gol sono quasi sempre colpa dei portieri e lo è ancora meno, se il debutto coincide con la sfida alla Juve e davanti ci sono Cristiano Ronaldo, Dybala e Higuain, più il monumento Buffon, ancora in campo a 24 anni dall’esordio in A (Parma-Milan 0-0, a 17 anni, 9 mesi e 23 giorni). Il più giovane portiere ad avere debuttato in A, però, resta Giuseppe Sacchi, milanese, nato l’8 marzo 1926, in campo a 16 anni e sette mesi in Milan(o)-Fiorentina 1-3 del 25 ottobre 1942: campionato di guerra (vinto dal Torino) e unica apparizione in A per un portiere alto appena 170 centimetri. Un record che per tredici giorni ha resistito anche all’esordio di Gigio Donnarumma (25 ottobre 2015, Milan-Sassuolo 2-1, per uno nato il 25 febbraio 1999).

La propensione brianzola all’esordio precoce è confermata dalla prima volta da titolare in B con il Monza di Paolo Monelli, professione attaccante, nato il 27 gennaio 1963 e debuttante a 16 anni e un mese il 25 febbraio 1979 (Monza-Rimini 3-0). Suo il primo gol, tanto per chiarire che la scelta fatta aveva solide radici tecniche.

Se Gianni Rivera, nato il 18 agosto 1943, era stato buttato nella mischia della A, con tanto di deroga, perché non aveva compiuto nemmeno 16 anni (2 giugno 1959, Alessandria-Inter 1-1), Giuseppe Meazza, milanese con la passione per la Brianza, tanto da trasferirsi a Monza, dove è morto nel 1979, era stato promosso titolare a 17 anni e un mese. Debutto in Coppa Volta a Como il 27 settembre 1927 e subito due gol nel 6-2 dell’Inter all’Unione Sportiva Milanese. Ad imporlo all’allenatore Arpad Weisz era stato Fulvio Bernardini («è troppo bravo, deve giocare subito»), nonostante la fiera opposizione del capitano interista Leopoldo Conti, che, appresa la notizia nello spogliatoio, aveva commentato: «Adess femm giugà anca i balilla. Robb de matt». Ma come ricordava sempre Toninho Cerezo, il pallone non suda e non ha età.


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