#Fuoriporta, quel primo giorno in abito verde: Besana si presentò così al Corriere
Giancarlo Besana, scomparso la scorsa settimana

#Fuoriporta, quel primo giorno in abito verde: Besana si presentò così al Corriere

Nella rubrica di Fabio Monti, il ricordo di Giancarlo Besana, lo Ziobes. Giornalista, correttore di bozze, personaggio dall’intelligenza superiore. Con quel piglio mai banale, ai giovani aspiranti colleghi chiedeva: «Dimmi tre colli del Tour de France»

Fra le tante vite di Giancarlo Besana (scomparso il 26 marzo 2020), c’è anche la sua indimenticabile avventura al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport. Assunto come correttore di bozze alla fine degli anni Settanta (sarebbe rimasto fino al settembre 2006), si era presentato al «primo giorno di scuola» in un elegante, ma azzardato (per quei tempi e quel luogo) abito verde. Eppure si era fatto rapidamente notare per competenza, bravura, precisione, occhio di falco, quello che gli permetteva di vedere anche i refusi (gli errori di stampa) più insidiosi. Così in tempi brevi, era diventato uno dei responsabili dell’ufficio, quando i correttori avevano un ruolo decisivo nella fattura del giornale, perché un refuso era considerato a metà fra il sacrilegio e il peccato mortale. Da numero uno, aveva coniato lo slogan: «Il capo c’è quando serve», per sottolineare l’importanza della presenza di un responsabile nei momenti decisivi. E a lui toccava anche la valutazione dei candidati al ruolo di correttore, un test che finiva sempre con una domanda di ciclismo: «Dimmi almeno tre colli del Tour de France». La testimonianza cartacea della sua bravura è racchiusa nel libro, uscito nel marzo 2003, dal titolo: «Come si scrive il Corriere della Sera», un manuale di scrittura e un viaggio nella storia del quotidiano di via Solferino. Nella parte introduttiva, prima del «glossario e consigli di scrittura», accanto agli interventi di Biagi, Montanelli, Romano, Riotta, Mo, Raboni, Tosatti e Micconi, c’è un capitolo firmato da Besana, che molto aveva contribuito alla realizzazione del testo nel suo complesso: «Il correttore, ultima sentinella». E aveva voluto ricordare una frase di Gaetano Afeltra, storico direttore del Corriere d’Informazione e del Giorno: «Senza i correttori, saremmo persi. Sono i nostri salvatori, vedono le cose che noi non vediamo. Montale prima di dare alle stampe un libro, domandava aiuto ai correttori del Corriere, dopo l’infortunio che gli era capitato nel pubblicare l’edizione fuori commercio della “Farfalla di Dinard” con undici refusi». Con Besana non sarebbe mai successo. Adesso la figura del correttore è quasi scomparsa. E si vede.


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