#Fuoriporta, peso specifico Lega Pro: sviluppo sociale «da sostenere»
Francesco Ghirelli, presidente della Lega di serie C

#Fuoriporta, peso specifico Lega Pro: sviluppo sociale «da sostenere»

Nella rubrica di Fabio Monti, la dimensione sportiva, economica e di valenza educativa di una categoria che per continuare a svolgere il proprio lavoro - e a mantenere l’impatto che ha - necessita di qualche accorgimento

Qual è il peso specifico della Lega di serie C, che il Monza è prossimo ad abbandonare, all’interno e all’esterno del mondo del calcio? A questa domanda ha provato a rispondere il «primo studio di impatto», presentato a Roma dal presidente Francesco Ghirelli, davanti al ministro dello sport, Vincenzo Spadafora e ai vertici della FIGC (Gravina e Sicilia). I numeri, prima di tutto: 60 squadre in rappresentanza di 17 regioni; 1.230 tesserati professionisti; 12.770 quelli dei settori giovanili; 107.107 abbonati; 1.587.277 spettatori presenti alle gare del girone di andata. In più ci sono 318 giovani in quarta categoria, il campionato dedicato ai portatori di disabilità intellettive e relazionali. Secondo lo studio, la serie C genera un valore economico e sociale nel Paese pari a 580 milioni di euro annui. Ogni euro distribuito o investito dalla Lega o dalle squadre produce circa 2,9 euro per l’intero sistema economico. Notevole il contributo alla riduzione della dispersione scolastica e alla formazione dei giovani calciatori e delle calciatrici sul campo e nella vita, come trasmettitori dei valori dello sport. E ancora: i club hanno fatto risparmiare alle casse dello stato 311.000 euro, grazie alle attività condotte sui giovani, sulle famiglie, sulle comunità. Ghirelli però ha voluto guardare avanti: «Lo studio conferma la validità del percorso che stiamo sviluppando con entusiasmo, ma non senza difficoltà. C’è un problema di sostenibilità economica, che va affrontato. Non possiamo rischiare di ridimensionare il numero dei club, perché verrebbe meno una parte fondamentale di quel reticolo economico e sociale che contribuisce a tenere in piedi l’Italia. Per questo chiediamo alle istituzioni di sostenere il nostro lavoro, che non è solo un contributo allo sport ma anche allo sviluppo sociale del Paese». E ha indicato le riforme necessarie e non più differibili: «Come formatori, il regolamento sull’impiego dei giovani è irrinunciabile, così come la ricerca di nuove risorse in “giacimenti” non usuali e la riduzione dei costi di produzione. Dobbiamo innovare sempre, e farlo per primi. Occorre un’azione di sistema e chiediamo: credito di imposta, per reinvestire in centri sportivi giovanili; introduzione dell’apprendistato; revisione della legge Melandri sulla distribuzione dei ricavi; l’1% degli introiti delle scommesse sportive; il semiprofessionismo; la ridiscussione dell’imposizione Irap su contratti calciatori». Sarà un lavoro lungo e complesso. Che il Monza potrà osservare con sereno distacco, ma senza dimenticare il passato.


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