#Fuoriporta, Milano che ha Corso sui Prati e la felicità di un calcio a cui si è detto addio
Mario Corso, a sinistra, morto a 79 anni. Con lui, Pierino Prati (morto a 74), a destra: in 60 ore se ne sono andati due protagonisti del calcio anni Sessanta

#Fuoriporta, Milano che ha Corso sui Prati e la felicità di un calcio a cui si è detto addio

Nella rubrica di Fabio Monti, il calcio felice degli anni Sessanta e il congedo di due suoi protagonisti, a distanza di poche ore: due numeri 11, Mariolino e Pierino, che hanno portato Inter e Milan in cima al mondo calcistico

In sessanta ore, Milano ha perso due numeri 11, che, con un pallone fra i piedi, l’hanno portata in cima al mondo nei «favolosi» anni Sessanta. Uniti dal destino, sebbene poche volte si siano visti due giocatori con lo stesso numero di maglia tanto diversi per il ruolo e per il modo di stare in campo. Sabato 20 giugno, ha preso congedo Mario Corso, il genio della Grande Inter e lo ha fatto 62 anni dopo il 20 giugno 1958, il giorno in cui aveva firmato il primo contratto con l’Inter, nell’ufficio del presidente Angelo Moratti. Ma anche il giorno del compleanno di Armando Picchi, il miglior amico di Corso, che lo considerava il vero allenatore, «perché Herrera in panchina non interveniva mai e se c’era qualcosa da sistemare in campo, ci pensava Picchi». Lunedì 22 se n’è andato Pierino Prati, il goleador del Milan di Rocco, che in rossonero dal 1967 al 1973, ha vinto uno scudetto, una Coppa dei campioni, una Intercontinentale, due Coppe delle coppe e due Coppe Italia. Quello era un Milan a immagine e somiglianza di Rocco, che aveva riassunto così la sua idea di calcio: «Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un “mona” che segna e sette asini che corrono». In quel Milan, Rocco aveva rigenerato il portiere Cudicini; blindato la difesa intorno a Rosato e Schnellinger; esaltato il genio di Rivera, con Trapattoni e Lodetti a correre per lui. E il «mona» della situazione? Prati, capace di segnare addirittura tre gol nella finale di Coppa dei campioni contro il primo Ajax di Cruijff, travolto a Madrid (4-1, 28 maggio 1969). Non male per uno nato a Cinisello Balsamo il 13 dicembre 1946, che aveva iniziato a giocare nella Stella Azzurra, la società di via Fiume (dove i genitori avevano una tabaccheria), che ha voluto ricordare così il suo campione: «Per noi resterai sempre uno dei primi ad aver avuto la Stella nel cuore. Ciao Pierino». Il fenomeno di famiglia era il cugino, Spedo, clarinettista di eccezionale bravura. Ma Pierino con la maglia numero 11 del Milan di avversari ne ha suonati tanti.


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