#Fuoriporta, Marotta ricorda Pietro Anastasi: «Negli anni ’80 lo portai al Monza»
Giampiero Boniperti, Pietro Anastasi e Alessandro Del Piero in un’immagine di qualche anno fa

#Fuoriporta, Marotta ricorda Pietro Anastasi: «Negli anni ’80 lo portai al Monza»

Nella rubrica di Fabio Monti il ricordo di Pietro Anastasi, ex attaccante di Juventus e Inter morto venerdì 17 gennaio, attraverso le parole dell’amministratore delegato nerazzurro Beppe Marotta: «Lo convinsi a venire a Monza per seguire il settore giovanile».

Dice un proverbio cinese: «Dobbiamo aggiungere vita agli anni e non anni alla vita». È quello che ha fatto Pietro Anastasi, venerdì 17 gennaio: quando ha capito che la partita era persa, ha chiesto all’arbitro di fischiare la fine, senza trascinarsi ai supplementari. E non ha aspettato nemmeno la mattina del giorno dopo. Le sue vittorie, tre scudetti con la Juve, la Coppa Italia con l’Inter, l’unico titolo europeo conquistato dalla nazionale azzurra in 110 anni di storia, 105 gol segnati, riassumono la grandezza del giocatore. Quello che ha sorpreso molti è stato lo straordinario tributo di affetto che si è meritato negli anni e che è emerso nel momento dell’addio, nella gremita basilica di San Vittore a Varese.

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A cominciare dalle parole di Beppe Marotta, da sempre amico di Anastasi: «A Pietro dobbiamo dire grazie per tutte le emozioni che ci ha regalato, ma soprattutto per i valori che ci ha trasmesso, senza mai alzare la vice, senza auto promuoversi. A lui sono legato per tanti motivi anche familiari, ma non dimentico che quando io ho cominciato a fare il dirigente nel Varese, in serie B, avevo voluto che Anastasi si occupasse dei ragazzi e del settore giovanile. E lo avevo voluto con me anche al Monza, alla fine degli anni Ottanta, con lo stesso incarico, perché aveva grandi qualità nel lavoro con i ragazzi. Quella era la sua strada, e ad aiutarlo erano le sue qualità tecniche, che lo avevano portato ad approdare a 20 anni in nazionale e alla Juventus».

Che i bianconeri, con Bettega, Capello, Furino, Morini e Gentile fossero legati da grande affetto ad Anastasi è più che comprensibile, visto che insieme avevano vinto tanto e vissuto gli anni più belli, quelli del passaggio dalla speranza di diventare campioni alla certezza di esserlo, ma è stata significativa la commozione degli (ex) ragazzi dell’Inter, dove Anastasi era arrivato nel 1976, nel famoso scambio con Boninsegna, con risotto pagato da Fraizzoli a Boniperti alla Meridiana di Novara. L’ultima Inter di Chiappella e la prima di Bersellini non erano una grande squadra, a metà strada fra ristrutturazione e rifondazione, eppure Bini, Canuti, Oriali, Scanziani, Bordon non si sono dimenticati del vecchio amico. E non se l’è dimenticato nemmeno Carlo Muraro, che ha raccontato davanti alla chiesa: «Siamo stati in camera insieme per due anni. Lui prima della partita non riusciva mai a prendere sonno e io condividevo le sue notti insonni. È sempre stato un uomo coraggioso e quando c’era da esporsi, anche per difendere un compagno, non si tirava mai indietro. Un uomo vero». Fino alla fine.


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