FuoriPorta, Liverani: il fotogiornalismo sportivo e il punto di contatto nei fiori del Parco
Vito Liverani, il libro

FuoriPorta, Liverani: il fotogiornalismo sportivo e il punto di contatto nei fiori del Parco

Il fotografo dello sport Vito Liverani ha compiuto 90 anni nel giorno della presentazione del libro ”La mia vita in pugno” (che racconta una vita nel fotogiornalismo sportivo): tra gli aneddoti, l’amore per le foto dei fiori e il contatto con il parco di Monza.

Nel giorno in cui ha tagliato il traguardo dei 90 anni (5 febbraio), Vito Liverani ha scoperto una volta di più di avere un esercito di amici, che non lo dimenticano. L’occasione ha coinciso con la presentazione del libro «La mia vita in pugno», scritto da Federico e Sergio Meda (Bolis edizioni, 18 euro) per ripercorrere le tappe di un’avventura durata settant’anni, nella quale il più popolare fotoreporter sportivo italiano ha giocato in tutti ruoli.

Il fotografo Vito Liverani

Il fotografo Vito Liverani

Alla «religione» della fotografia ha sacrificato anche una buona carriera da pugile, ma la passione per la boxe non l’ha mai abbandonato e non è un caso che I suoi amici più fedeli nel tempo siano stati Duilio Loi, Giancarlo Garbelli e Nino Benvenuti.

«Avevo solo 12 anni, quando andai alla Bottega Baratelli, in via Passarella 3, a Milano. Il giorno prima avevo letto un’inserzione del «Corriere», la bottega cercava un garzone. Erano anni difficili. Tanti fratelli, il papà in guerra, le difficoltà economiche. Quella mattina uscii presto, senza dire niente a nessuno. Restai tutto il giorno in negozio, affascinato da un mondo per me completamente nuovo. Mi portarono in camera oscura. Ricordo l’emozione che provai nel vedere concretizzarsi la fotografia nella bacinella. Ero un bambino, non avevo mai visto lastre e pellicole. Capii subito che sarebbe stata la mia vita».

Liverani ha giocato «centravanti»: sua la prima foto della Dama Bianca con Coppi, suoi migliaia di scatti storici di calcio, atletica, ciclismo: «Ai miei tempi, dopo ogni clic, bisognava ricaricare la macchina. Avevo una sola pallottola, non la potevo sprecare. La tecnica è la velocità del cervello».

Ma è stato anche un grande «regista», perché dava anche lavoro, pagando benissimo i suoi collaboratori. Ha avuto il coraggio di fondare due agenzie, prima l’Olympia («il nome me l’aveva suggerito Brera, era il 1955 e l’idea gli era venuta pensando ai Giochi di Roma 1960»), poi nel 1981 l’Omega.
Lo sport è stato la sua vita, ma finalmente il signor Vito ha avuto il coraggio di rivelare un segreto: «Pochi sanno che amo fotografare i fiori. Ho una bellissima raccolta di diapositive legate al mondo dei fiori, dalle quali non mi sono mai separato e che ho sempre regalato. Non riesco a capire da dove ha preso origine questa passione. Mi ricordo però che una volta, al Parco di Monza, andai in giro con una bomboletta per inumidire i fiori prima di fotografarli. Con grande divertimento dei visitatori del parco».

Il 26 luglio 2018, Liverani ha ceduto tutto l’archivio dell’Omega (tre milioni di scatti) alle Teche Rai. Speriamo ne facciano buon uso.

Il fotografo Vito Liverani a Monza in occasione di una mostra di 100 foto di donne olimpiche dedicata dal Vero Volley nel 2016

Il fotografo Vito Liverani a Monza in occasione di una mostra di 100 foto di donne olimpiche dedicata dal Vero Volley nel 2016


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