#Fuoriporta, 50 anni fa sbocciò la stella dell’atletica Paola Pigni: l’impresa al Mirabello di Monza e l’Equipe
La zona di viale Mirabello nel Parco di Monza

#Fuoriporta, 50 anni fa sbocciò la stella dell’atletica Paola Pigni: l’impresa al Mirabello di Monza e l’Equipe

Nella rubrica di Fabio Monti il racconto di un talento cristallino dell’atletica, che come trampolino di lancio usò proprio il Parco di Monza. Facendo stupire anche il quotidiano francese. Per arrivare poi ai sei record mondiali, le medaglie a Europei e Olimpiadi.

L’entusiasmo e le vittorie delle azzurre al Mondiale di calcio, il ruolo decisivo avuto dalle campionesse olimpiche Arianna Fontana, Sofia Goggia e Michela Moioli sul palco di Losanna per Milano-Cortina 2026, i salti (in lungo) prodigiosi di Larissa Iapichino, la standing ovation al «Premio Dardanello» per Novella Calligaris hanno ribadito la forza e la centralità dello sport femminile in Italia.

Paola Pigni

Paola Pigni

E allora è giusto ricordare Paola Pigni, milanese, classe 1945, indomabile protagonista dell’atletica italiana, capace di superare quelle che un tempo erano considerate le colonne d’Ercole del mezzofondo. Nel 1969, viene deciso di introdurre i 1.500 metri (fin lì ci si fermava agli 800) e Paola firma il primo dei suoi sei record mondiali: 4’12”4, all’Arena di Milano, proprio 50 anni fa (2 luglio). I 1.500 diventano la «sua» gara, quella delle due medaglie di bronzo, prima all’Europeo di Atene (1969), poi all’Olimpiade di Monaco (1972, con l’argento sfiorato). Ma è solo l’inizio.

L’obiettivo è quello di dimostrare che con un allenamento studiato anche nei dettagli, programmato, illuminato da chi sa, e con la voglia di combattere, come può avere una ragazza cresciuta al liceo tedesco di Milano, niente è precluso alle donne. Così arrivano i record del mondo, in distanze giudicate «infernali», dai 5.000 metri (due volte, 15’53”6) ai 10.000 (35’30”5), passando attraverso quello dei 3.000 (9’09”2) e del miglio (4’29”5, nel 1973). Il tutto sotto l’alto magistero del professor Bruno Cacchi (scomparso tre mesi fa), catanese (ma nato a Forlimpopoli), trapiantato a Milano e poi a Roma: nel 1970 sposerà Paola Pigni (un matrimonio ha sfiorato le nozze d’oro, con due figli), continuando ad allenarla, con metodi rivoluzionari, dalla preparazione in quota fino al test del 31 dicembre 1971, sotto la pioggia di Roma, nella maratona corsa in poco più di tre ore (e senza problemi). Di tante imprese firmate da Paola Pigni forse la più entusiasmante rimane quella legata al titolo mondiale di corsa campestre vinto all’ippodromo Mirabello, parco di Monza, il 16 marzo 1974, in mezzo a migliaia di persone. Il terzo oro nel cross, dopo quelli di Vichy 1970 e Waregem 1973, sui prati che conosceva bene, perché non poche volte l’allenamento si spostava dal campo Giuriati di Milano proprio al parco di Monza. Un’impresa, quella del 1974, che fa scrivere all’inviato dell’Equipe: «Ma come fa questa ragazza italiana a battere tutti?» Con la testa, il cuore, le gambe, la passione. Oggi più che mai l’atletica italiana avrebbe bisogno di una campionessa come lei.


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