#Fuoriporta, l’importanza dei giocatori tra Brexit pallonara e calcio mercato
La vicenda di Mauro Icardi, conclusa con la cessione in prestito al Psg, è stata l’immagine simbolo della sessione di mercato

#Fuoriporta, l’importanza dei giocatori
tra Brexit pallonara e calcio mercato

Nella rubrica di Fabio Monti il peso specifico dei calciatori nelle dinamiche che governano i trasferimenti di cartellini da una squadra all’altra. Con le ampie finestre di scambio che fanno cambiare idea anche al governo del football di Sua Maestà

Non è stato un mercato al risparmio, quello dei 20 club di serie A, che hanno speso, in totale, 1.100 milioni (di euro). Però, come ha sottolineato Zvonimir Boban, tornato al Milan da dirigente, dopo un’esperienza alla Fifa, «è stato un mercato pesante. Spero che venga accorciato un po’, perché così si stressano la squadra e l’allenatore. Giocatori che vanno, giocatori che vengono». I segnali però vanno in senso opposto. La Premier League, che aveva chiuso quest’anno i trasferimenti in entrata l’8 agosto, due giorni prima dell’inizio del campionato, è pronta a tornare alle (brutte) abitudini europee, anche in tempo di Brexit, perché si è trovata spiazzata di fronte alla possibilità di veder partire per l’estero alcuni suoi campioni, senza poterli rimpiazzare.

Quello che si è capito, è che i calciatori hanno un ruolo sempre più decisivo nel determinare il proprio futuro. Se il capitolo Icardi fa storia a sé, visto quello che è successo dal 13 febbraio fino all’ultimo minuto dell’ultimo giorno, il caso di Mario Mandzukic è esemplare in questo senso. Il vice campione del mondo 2018 (con la Croazia) ha resistito a tutto e non ha voluto saperne di lasciare la Juve, dove era arrivato il 22 giugno 2015 per 19 milioni di euro, proveniente dall’Atletico Madrid. E questi nonostante non poche offerte interessanti. Non ha mai fatto polemiche e pur di restare a Torino, ha persino accettato l’esclusione dalla lista di Champions League, che guarderà in tv (o in tribuna) almeno fino a febbraio. Anche Dybala, candidato alla cessione, ha resistito in trincea (o l’Inter o niente), come Modric, che ha fatto sapere, in via preliminare, di non avere alcuna intenzione di lasciare il Real, sebbene l’idea di andare al Milan lo intrigasse non poco.

Anche la cessione di giocatore di minor classe è stata complessa, come dimostrano i casi (interisti) di Joao Mario e Dalbert, che hanno accettato l’idea del trasferimento dopo lunga e sofferta meditazione e nonostante non abbiano mai brillato. Tutti dovrebbero in qualche modo ringraziare Augusto Scala, che 45 anni fa fu al centro del primo mini-sciopero (ingresso in campo di tutte le squadre con 10’ di ritardo), per essere stato messo fuori rosa dal Bologna per tutta la stagione 1973-1974, dopo aver rifiutato il trasferimento all’Avellino. Scala nell’estate 1974 era andato poi all’Atalanta, dove sarebbe rimasto (con successo) fino al 1981. Da lì era nata l’istituzione della firma di accettazione del passaggio ad altra squadra da parte dei giocatori. Una delle tante conquiste del sindacato guidato dall’avvocato Campana. Ma chi se lo ricorda.


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