#Fuoriporta, le attenuanti di Filippo Tortu tra Rieti, Savona e la Sardegna
Il velocista Filippo Tortu, al centro, sulla pista di Rieti

#Fuoriporta, le attenuanti di Filippo Tortu tra Rieti, Savona e la Sardegna

Non ci sono processi da istruire nei confronti di Filippo Tortu, per il semplice fatto che il primo ad ammettere di aver corso male, al debutto all’aperto dopo il titolo italiano dei 60 metri Indoor il 23 febbraio, è stato proprio il primatista italiano dei 100 metri. Semmai serve capire perché quello di Rieti, sabato 4 luglio, sia stato il peggior debutto delle ultime cinque stagioni: il 10”24 del 2016 e il 10”15 nel 2017 (Savona) hanno avuto come corollario il 10”16 del 2018 (Rieti) e il 10”08 del 2019, sempre a Rieti, con il 9”97 ventoso, nella stessa giornata (24 maggio). Questa volta Tortu si è fermato a 10”28 in batteria e a 10”31 in finale, dove è stato battuto dal ghanese Safo-Antwi. Il primo punto, in vista del prossimo appuntamento (Savona, 16 luglio), è legato alla necessità di recuperare le certezze tecniche, che a Rieti non si sono viste, per ammissione stessa di chi lo allena, cioè il padre, Salvino. Va corretta la partenza e vanno corretti soprattutto i primi appoggi, quelli che servono a mettere Tortu nella condizione di esprimersi al meglio, cioè sul lanciato, dove in passato sembrava volare. In questo senso, i dieci giorni di lavoro in Sardegna, prima di Savona, gli faranno solo bene. La seconda questione riguarda la pressione mediatica, eccessiva, da qualsiasi parte la si voglia analizzare e che andrebbe allentata, per non soffocare lo sprinter, che comunque ha soltanto 22 anni. Intorno alla gara di Rieti c’erano attese spropositate, soprattutto in rapporto al fatto che allenarsi in pieno lockdown in Lombardia non ha rappresentato la situazione ottimale per un atleta di vertice e che la stagione resta del tutto anomala, nei tempi (partenza a luglio) e nella sostanza, visto che in un colpo solo sono spariti dal calendario Olimpiade ed Europeo. Il fatto che l’atletica italiana sia povera di protagonisti, nonostante il buon momento dei quattrocentisti (come dimostrano i tempi di Davide Re e del brianzolo Vladimir Aceti, sceso a 45”87), non significa assediare Tortu, chiedendogli tempi che in questo momento non può fare. Parlare del record europeo di Lemaitre (9”92) significa caricarlo di eccessive responsabilità. Come insistere con i paragoni con Berruti. Al primato europeo, Tortu può arrivare. Ma non ora. Prima torni a correre con la leggerezza dei giorni migliori. Poi arriveranno anche i grandi crono, soprattutto sui 200, che restano la sua vera gara.


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