#Fuoriporta, l’Alessandria che fece grande Rivera e lui che riparte in panchina
Gianni Rivera durante un incontro a Monza, una decina di anni fa

#Fuoriporta, l’Alessandria che fece grande Rivera e lui che riparte in panchina

Nella rubrica di Fabio Monti, l’esplosione di uno dei più grandi talenti del calcio italiano nella provincia piemontese. Che nel weekend incrocia la strada del Monza in una sfida di alta classifica al Brianteo

Monza-Alessandria non è soltanto la sfida fra due squadre divise in classifica da 12 punti, ma anche in modo per ricordare Gianni Rivera, a sessant’anni dal suo debutto in serie A (2 giugno 1959, Alessandria-Inter 1-1). Nato a Valle San Bartolomeo il 18 giugno 1943, Rivera, che nel frattempo si è trasferito ad Alessandria, con la famiglia, comincia a giocare a pallone all’oratorio Don Bosco. Il primo a notare qualità non comuni, è il vigile urbano Taverna, scopritore di talenti a tempo perso, ma se lo lascia scappare e allora è Beppe Cornaro a portare il ragazzo al settore giovanile dell’Alessandria. Anni dopo, racconterà: «Il tocco di palla era sublime, l’intelligenza di gioco inarrivabile, il fisico esile; avevo paura che rompesse una gamba ad ogni entrata, ma lui usciva sempre vincitore, con il pallone pulito fra i piedi. Nessuna esagerazione, ma era un fenomeno già allora».

Un estratto della tesi di Rivera

Un estratto della tesi di Rivera

È per questo che, quando esordisce in serie A, non ha ancora compiuto 16 anni e il tecnico dei grigi, Franco Pedroni, lo promuove titolare già nel 1959-1960. E il 25 ottobre 1959, arriva il primo gol, in serie A (Alessandria-Sampdoria 2-2). Il ragazzo è già una fonte di guadagno per il club, che naviga in acque economicamente agitate: lo stadio Moccagatta si riempie soltanto perché la gente vuole vedere quanto è bravo Rivera. Aspetta il primo stipendio (15.000 lire mensili) per nove mesi, poi chiede a Cornara: «Crede che prima o poi mi daranno dei soldi?» Arrivano i soldi e anche l’ora di essere ceduto al Milan, che ha giocato d’anticipo, sbaragliando la concorrenza. Il 14 maggio 1959, prima ancora dell’esordio in A, Pedroni lo accompagna a Milano, campo di Linate, perché le voci girano e Gipo Viani lo vuole in rossonero. Gioca con i titolari, accanto a Juan Alberto Schiaffino; piove, il campo è pesante, ma Rivera supera l’esame a pieni voti. Il Milan se lo assicura per 130 milioni di lire più il mediano Giancarlo Migliavacca (che passa subito ai grigi), ma lascia Rivera ancora per un anno all’Alessandria. A Milano arriva nell’estate 1960, dopo aver partecipato ai Giochi olimpici di Roma: esordio in campionato il 25 settembre, 3-0 al Catania, primo gol a Torino contro la Juve, vittoria per 4-3. Schiaffino è passato alla Roma. Sessant’anni dopo, Rivera, che con il Milan ha vinto tutto, si è tolto anche la soddisfazione di superare l’esame a a Coverciano e di diventare «tecnico professionista di prima categoria», il livello massimo di abilitazione riconosciuta a livello europeo. A 76 anni, è giusto pensare al futuro. Non si sa mai.


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