#Fuoriporta, la Var-icella delle telecamere: Monza si prepari, se le troverà in serie B
Le telecamere entrano in campo anche in serie B. Il Monza, lanciatissimo al comando della Lega Pro, l’anno prossimo potrebbe trovarsi sotto l’occhio del grande fratello

#Fuoriporta, la Var-icella delle telecamere: Monza si prepari, se le troverà in serie B

Nella rubrica di Fabio Monti il caos del grande fratello che entra in campo ma non riesce a dirimere tutte le situazioni dubbie. Con la prospettiva dell’introduzione nella categoria cadetta, dall’anno prossimo, i biancorossi si preparino a possibili guai

Piccolo consiglio al Monza: si goda questi quattro mesi senza Var, perché poi, a promozione avvenuta, cominceranno i guai, visto che anche la serie B, al netto degli esperimenti di questo campionato (playoff e playout compresi), avrà il supporto tecnologico a partire dalla prossima stagione, come deciso il 19 novembre 2019. Nato per dare certezze agli arbitri, assediati dal proliferare delle telecamere, il Var sta diventando una specie di boomerang per il calcio. Il famoso protocollo (quando la video assistenza può intervenire) fa acqua da tutte le parti: i casi sono quattro (gol, rigori, cartellini rossi e errori di identità), ma ognuno si regola come crede. Sui falli di mano, regna l’anarchia. Ma ad aumentare il caos in (e intorno al) campo, è spuntata la questione del fuorigioco. Per mesi si è sostenuto che il Var, in materia di offside, avrebbe offerto certezze assolute, come nel caso del gol-non gol (la Glt, che vive sui medesimi principi dell’occhio di falco nel tennis). Adesso si è scoperto che non è vero, perché si conosce il momento dell’arrivo del pallone, ma non è ancora chiaro, con i mezzi tecnici attuali, l’attimo in cui il pallone si stacca dal piede di chi fa il passaggio decisivo. È come se si osservasse il fotofinish dell’arrivo di una gara di 100 metri, senza avere certezze sull’istante della partenza. Ad alimentare i dubbi sono nientemeno che i vertici dell’UEFA, la Federcalcio Europea. La regola recita: se una qualsiasi parte del corpo, braccia escluse, si trova in posizione più vicina alla linea di porta rispetto al pallone o al penultimo difendente, c’è fuorigioco. Il problema è che nemmeno il Var oggi è in grado di risolvere situazioni al limite, proprio perché non ci sono certezze sul momento in cui il pallone parte e questo produce uno spostamento delle linee, quelle che si devono in tv, con l’obiettivo di cogliere il momento esatto da valutare. Il presidente Ceferin è insorto contro i gol annullati «per un naso»; l’Ifab, l’unico organismo preposto alla possibilità di modificare le regole del calcio, si è affrettata a far sapere che il fuorigioco resta com’è; in Premier League, soffiano venti di rivolta per alcuni gol annullati per una questione di centimetri. Il protocollo dice che la decisione dell’assistente va cambiata soltanto se esiste una chiara evidenza. E si sta studiando un limite di tolleranza, come per gli autovelox. Paolo Casarin, da designatore, aveva spiegato agli assistenti: nel dubbio, non sbandierare. Era il 1990: sono passati trent’anni, per arrivare alla tele-incertezza delle regole. Viva il progresso.


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