#FuoriPorta: la Superchampions? Discutiamone con serenità
Telecamera allo stadio di San Siro (Foto by (foto by Fabrizio Radaelli))

#FuoriPorta: la Superchampions? Discutiamone con serenità

La rubrica di Fabio Monti affronta il tema del Supertorneo europeo che sta spaccando il mondo del calcio. Un progetto certamente migliorabile che merita una serena discussione, non certo il fuoco di sbarramento con cui è stato accolto in Italia.

È stata così virulenta e scomposta la reazione al progetto di un nuovo formato e di nuovi contenuti per la Champions League a partire dal 2024 (quindi fra cinque anni, non fra cinque mesi) che verrebbe voglia di osservarlo con favore. Il progetto innovativo è stato presentato nei mesi scorsi dai vertici della Federcalcio europea (Uefa) e dell’associazione continentale dei club (ECA). La Lega delle società di serie A si è appena espressa in senso contrario (14 no, un sì, quello della Juve, tre astenuti, Inter, Milan e Roma, Fiorentina in attesa del parere della nuova proprietà, Sassuolo assente), in linea con quanto deciso da tempo dalle Leghe inglese, francese, tedesca e spagnola.

Scatenati i «Cairo boys», perché il presidente-editore del Torino, insieme con l’a.d. dei club spagnolo Tebas, non ne vuole nemmeno sentir parlare, anche se ci sarebbe tutto il tempo per una discussione più serena intorno ad un progetto ancora zoppicante, con molti punti da correggere o da cancellare, a cominciare dallo «ius bacheche» (copyright Roberto Beccantini), perché nella fase iniziale si era parlato di garantire ogni anno la partecipazione ad un gruppo di grandi club, nel rispetto della loro storia. Sarebbe un non senso, visto che lo sport di vertice si basa sul merito espresso dal campo. Mentre appare già tramontata l’idea di giocare nei fine settimana, invece che al martedì e mercoledì. Ci sarebbe da valutare con grande attenzione se è conveniente per lo spettacolo (oltre che per gli introiti) dividere i 32 club ammessi alla nuova Champions League in quattro gironi da otto invece che in otto da quattro, passando da sei a 14 partite sicure.

Come sanno bene anche i «Cairo boys», una parte non irrilevante degli incassi legati alla Champions League vengono destinati alle federazioni europee, per lo sviluppo del calcio, così come l’Uefa dal 2021 ripristinerà una terza coppa europea, per ora chiamata UEL2, riservata ad altri 32 club, così che giocheranno in Europea, al netto dei turni di qualificazione, non più 80, ma 96 squadre. E bisognerebbe capire se sono ancora interessanti i tornei nazionali dove, Inghilterra a parte, vince sempre la stessa squadra. In ogni caso, non sarebbe male se il calcio italiano si preoccupasse di migliorare la propria organizzazione: la serie A a 20 squadre non ha alcun senso tecnico; in serie B può succedere di tutto, con squadre che appaiono e scompaiono, come il playout; in serie C, si fallisce strada facendo, anche se il presidente Ghirelli ha promesso che nella prossima stagione sarà tutto perfetto. Meditate gente, meditate.


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