#Fuoriporta: la serie A riparte perché deve, con buona pace del rischio contagi
Il ministro allo Sport, Vincenzo Spadafora, nato il 12 marzo 1974

#Fuoriporta: la serie A riparte perché deve, con buona pace del rischio contagi

Nella rubrica di Fabio Monti, il pallone finito nel vicolo cieco della necessità di ripartire: l’annuncio atteso non riesce a nascondere le fragilità di un sistema che anche nell’emergenza non riesce a fare a meno della litigiosità delle sue componenti

L’annuncio della ripresa della serie A dal 13 giugno (con i quattro recuperi delle partite del 21 e 22 febbraio) è soltanto una questione di ore. Stasera il ministro dello Sport, Spadafora, dopo l’incontro con il presidente della Federcalcio, Gravina e con la regia di Conte, darà il via libera al ritorno in campo. Ma al di là della scelta di giocare per tutta estate (anche in B, con le coppe europee ad agosto), il calcio italiano ha confermato nel momento di massima emergenza sanitaria caratteristiche che gli appartengono da sempre: la fragilità del sistema, la litigiosità delle sue componenti, l’attenzione agli interessi personali. Si torna a giocare soltanto perché lo si deve fare, per non portare i libri in tribunale: da anni i conti non tornano e si resta appesi ai soldi delle tv. Così passano in secondo piano il calendario super compresso, il rischio di infortuni e di contagi, il problema del caldo e quello legato ai tempi della prossima stagione. Mai come in questo momento, si è capito che la A a venti squadre è un errore, in tutti i sensi (tecnico, economico, strategico), eppure nessuno ha il coraggio di proporre il ritorno a 18 (come in Germania). Esce a pezzi da questa epidemia la serie C. Per ripicche e piccoli giochi di palazzo, la decisione dell’assemblea, che prevedeva lo stop dei campionati, con quattro promozioni (Monza, Vicenza e Reggina più il Carpi) e retrocessioni congelate, è stata bocciata dal Consiglio federale. L’ordine è di tornare in campo, ma sono stati i medici a spiegare che non è possibile farlo, per mille motivi, a cominciare dal protocollo sanitario degli allenamenti per finire con i problemi legati alle trasferte. La proposta è stata ora rimodulata dal Direttivo di Lega: tre promozioni immediate in B (Monza, Vicenza e Reggina) più la disputa dei playoff su base volontaria fra le 28 aventi diritto (chi ha i soldi per farlo, soprattutto il Bari) più le retrocessioni dirette di Gozzano, Rimini, Rieti, Bisceglie e Rende più quattro playout (fra cui Olbia-Giana). Ma c’è già chi annuncia diffide, ricorsi, guerre sante. La Figc tace, ma resta scettica e intanto continua a lavorare a fari spenti perché la B nella prossima stagione si articoli in due gironi di 20 squadre, con la C che tornerebbe al semi-professionismo. Fra un litigio e l’altro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA