#Fuoriporta, la Scala è tutta in salita: e il nostro calcio ha sempre il fiatone
Il trionfo italiano ai Mondiali del 2006 è l’ultimo acuto del calcio tricolore nazionale, a cui si aggiungerà il Triplete dell’Inter quattro anni più tardi

#Fuoriporta, la Scala è tutta in salita: e il nostro calcio ha sempre il fiatone

Nella rubrica di Fabio Monti, la cerimonia di consegna degli oscar del calcio a Milano. Tra i top premiati dalla Fifa, anche quest’anno Serie A non pervenuta. Per non dire dei giocatori italiani, da tempo lontani dai vertici del pallone europeo

Un palcoscenico così sontuoso, come quello della Scala di Milano, la FIFA, che poi è la Federcalcio mondiale, non lo aveva mai conosciuto, da quando nel 1991 era stato istituito il premio (annuale) destinato al miglior giocatore del mondo. I voti sono assegnati da rappresentati dei media, dai c.t. e capitani delle nazionali e dall’ottobre 2016 anche dai tifosi. Per sei edizioni, dal 2010 al 2015, il premio era stato fuso con il «Pallone d’oro» della rivista «France football» (riconoscimento nato nel 1956), poi i francesi, offesi per la posizione dominante della Fifa, hanno chiesto e ottenuto il divorzio e si è tornati al doppio premio, con il «Pallone d’oro» assegnato dai soli giornalisti. In un caso, come nell’altro, il grande assente continua ad essere il calcio Italiano, protagonista assoluto per tutti gli anni Novanta. L’ultima volta di un calciatore italiano primo in classifica risale al 2006, quando Fabio Cannavaro, capitano della nazionale campione del mondo in Germania, aveva vinto entrambi i premi, battendo Buffon (per i giurati di «France Football») e Zidane (per quelli della Fifa). L’ultimo successo di un calciatore straniero, ma in forza nel campionato italiano, è storia di dodici anni fa: Kakà, quando era nel Milan, anche lui doppio vincitore, davanti a Messi e Cristiano Ronaldo, in entrambi i casi, edizione 2007. Presente alla Scala lunedì 23 settembre, è stato Adriano Galliani a osservare che «purtroppo non riusciamo ad essere presenti in queste classifiche nemmeno con i calciatori stranieri, che giocano nel nostro campionato. In passato era esattamente l’opposto». È vero che Cristiano Ronaldo e Messi hanno monopolizzato la scena fra il 2008 e il 2019 (in attesa del «Pallone d’oro di quest’anno), dividendosi i premi fra loro, che pure si evitano, però anche l’assenza dal podio di rappresentanti del campionato italiano è un ulteriore segnale che il calcio di casa nostra è ancora lontano dagli splendori di un tempo, quando poteva permettersi di avere Platini, Maradona, Rummenigge e Van Basten oppure Ronaldo, Zidane e Kakà. D’altronde non può essere attrattivo un campionato che si gioca in stadi vecchi e malconci, dove i club hanno venduto anche l’anima alle tv e dove il massimo divertimento di alcuni tifosi è urlare slogan razzisti (anche in senso territoriale). L’acquisto di Cristiano Ronaldo è stato un segnale di ripartenza; l’ultima campagna acquisti, con movimenti in denaro significativi, conferma la tendenza alla ripresa, però per abbonarsi a Premier League, Liga e Bundesliga serve il cannocchiale.


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