#Fuoriporta, la partita della pazienza: il calcio premia chi ce l’ha, vero Braida?
Franco Baresi, oggi sessantenne, con Marco Van Basten (56 anni sabato 31 ottobre), protagonisti del Milan che nel 1987 partì male ma poi finì per vincere tutto

#Fuoriporta, la partita della pazienza: il calcio premia chi ce l’ha, vero Braida?

Nella rubrica di Fabio Monti la virtù dei forti fa la differenza anche con un pallone tra i piedi. Lo disse anche l’ex dirigente del Milan. E i fatti, dai rossoneri ai cugini nerazzurri, gli danno ragione. Partenze a handicap si sono poi rivelate passi iniziali di cammini verso un successo senza mezze misure

«Anche nel calcio ci vuole tanta pazienza». Lo diceva spesso Ariedo Braida, nella sua lunga avventura rossonera, costellata di successi. Serve pazienza anche a questo Monza, perché un gruppo, tutto nuovo e in giorni così difficili, ha bisogno di tempo per crescere e diventare squadra. Del resto è il passato che lo indica.

Domenica 25 ottobre 1987, il Milan di Sacchi gioca a Verona, sesta giornata. La partenza, nonostante Gullit, Van Basten, Ancelotti e Angelo Colombo, i nuovi acquisti, è stata in chiaroscuro: due vittorie convincenti con Pisa e Ascoli, ma anche una sconfitta (in casa con la Fiorentina) e due pareggi (Cesena e Sampdoria). Quattro giorni prima, i rossoneri hanno perso 2-0 a Lecce (San Siro squalificato), nell’andata del secondo turno di Coppa Uefa; tira aria di eliminazione e anche contestazione. Il presidente Berlusconi, nello spogliatoio dello stadio Bentegodi, prima di cominciare, gioca d’anticipo con la squadra: «Arrigo è il nostro allenatore e l’ipotesi che possa essere sostituito non esiste. Adesso andate in campo, giocate e vincete». Come sia finita l’annata è noto a tutti: scudetto, con sorpasso sul Napoli, primo atto di una storia, che qualcuno ha dimenticato troppo in fretta.

Un anno dopo, a rifare completamente la squadra è l’Inter. Arrivano Matthäus, Brehme, Berti, Alessandro Bianchi e Diaz. Il precampionato è interminabile, a causa dell’Olimpiade di Seul. Si parte il 9 ottobre, ma prima c’è la Coppa Italia e la seconda fase, a gironi, finisce malissimo. A Piacenza (San Siro è chiuso per restauri premondiali), mercoledì 28 settembre 1988, l’Inter perde 4-3 con la Fiorentina e viene eliminata. Davanti al pullman nerazzurro, la contestazione è violenta. Trapattoni, accusato di interpretare un calcio antico, viene ricoperto di insulti. L’ipotesi di un esonero è tutt’altro che infondata. Anche le certezze del presidente Pellegrini vacillano.

Ma è la squadra che si schiera con il tecnico e le cose cambiano, a partire dal 5 ottobre, il mercoledì della vittoria in Svezia con il Brage, in Coppa Uefa. La domenica successiva i nerazzurri vincono ad Ascoli, primo atto dello scudetto dei record: 11 punti di vantaggio sul Napoli, secondo e 12 sul Milan, terzo. Ha detto Serena, capocannoniere in quel campionato tornato a 18 squadre: «È stata l’Olimpiade a salvarci; trovata finalmente la quadratura, abbiamo cominciato a volare». Tutto chiaro?


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