#Fuoriporta, la legge che riforma lo sport: Spadafora, poltronifici e gli sfasciacarrozze
Il ministro Vincenzo Spadafora

#Fuoriporta, la legge che riforma lo sport: Spadafora, poltronifici e gli sfasciacarrozze

Nella rubrica di Fabio Monti, il testo di una legge delega che riforma in modo radicale tutto lo sport italiano. Uno sport che spesso resta impaludato nelle sole discussioni relative alla durata dei mandati degli uomini che lo rappresentano. Spesso in carica più lungo del presidente degli Stati Uniti.

«Stanno arrivando gli sfasciacarrozze». Lo diceva Giulio Onesti, presidente del Coni per 40 anni (fino al 7 luglio 1978, perché il Consiglio di Stato lo dichiarò decaduto), quando avvertiva che la politica stava operando un’invasione di campo nello sport. Per salvaguardarne l’autonomia, aveva avuto la geniale intuizione di puntare sul Totocalcio, che dispensava soldi a tutti: allo Stato, alle federazioni e a chi faceva 13. Avrebbe parlato di sfasciacarrozze anche in queste ore, di fronte alle mosse del ministro Spadafora, che ha presentato il testo di una legge delega, che riforma in modo radicale tutto lo sport italiano. Ci sarebbe da avviare un ampio dibattito sulla materia, invece tutto sembra ridursi alla durata dei mandati di chi ha ruoli apicali. Grande indignazione ha suscitato il fatto che si prevede un massimo di due mandati (otto anni) per il presidente del Coni e di dodici (tre mandati) per i presidenti federali, salvo quelle federazioni che hanno già previsto un tetto inferiore nel proprio statuto (ad esempio l’atletica). Si potrebbe concludere che per una volta Spadafora ha ragione, perché se il presidente degli Stati Uniti può restare in carica per non più di otto anni, anche i presidenti potrebbero adeguarsi. Invece è in atto una sollevazione «popolare», perché pare che l’Italia sportiva non possa fare a meno di avere Malagò a Palazzo H (però Spadafora ha già aperto al terzo mandato) oppure Barelli al vertice della Federnuoto (è in carica dal 2000) o, ancora, Petrucci alla Federbasket, dove è tornato, dopo aver guidato il Coni per 12 anni. Se un dirigente è bravo, nello spazio di dodici anni riesce a trovare un successore all’altezza, visto che si tratta di guidare una federazione e non di vincere il Nobel. L’aspetto divertente della vicenda è che i presidenti si sono divisi in due partiti, visto che questo è anno olimpico, anche senza Olimpiade e bisogna andare a votare: quelli che vogliono elezioni rapide, per essere rieletti prima che entri in vigore la nuova legge e quelli che tendono a differire la scadenza, per godersi la presidenza il più possibile. Il 2 luglio Malagò aveva fatto approvare una norma in base alla quale c’era tempo per votare fino al 17 ottobre 2021, Spadafora ha detto di no: elezioni entro il 15 marzo 2021. Povero sport italiano.


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