#Fuoriporta, Italia-Germania 4-3 e la Cappella Sistina del pallone
Il gol vittoria di Gianni Rivera in Italia-Germania dei mondiali messicani del 1970

#Fuoriporta, Italia-Germania 4-3 e la Cappella Sistina del pallone

Nella rubrica di Fabio Monti, il nastro si riavvolge fino a quel giorno di Città del Messico in cui venne disputata “la partita del secolo”. Quella che - già quel giorno - si disse essere «non solo una partita di calcio». E che sarebbe diventata un monumento alla bellezza dello sport

Perché Italia-Germania è una partita che sembra si sia giocata 50 ore e non 50 anni fa? La prima risposta è la più semplice: perché è finita 4-3 e non è un risultato frequente in un Mondiale. E la seconda: perché il pareggio della Germania, dopo il gol di Boninsegna (8’ del primo tempo) era arrivato al 92’30”, segnato per di più da Schnellinger, che in Italia era diventato famoso (Mantova, Roma e Milan). E ancora: perché la partita, quasi noiosa nei tempi regolamentari, era impazzita nei supplementari: 1-2 (Mūller), 2-2 (Burgnich), 3-2 (Riva), 3-3 (Mūller), 4-3, sessanta secondi dopo (Rivera, che Albertosi avrebbe voluto picchiare per essere rimasto immobile sul palo nel gol del 3-3). Come titolò Gualtiero Zanetti, allora direttore della Gazzetta dello Sport, presente allo stadio Azteca di Città del Messico (102.444 spettatori), «non è stato soltanto un incontro di calcio». In quello che gli organizzatori ribattezzarono «el partito del siglo», sistemando una targa, per ricordare una gara che aveva esaltato la passione latino-americana per lo spettacolo e la battaglia, si era visto di tutto. Per esempio, la rinascita dell’Italia, che aveva vinto il titolo europeo nel 1968, sempre con Valcareggi in panchina, ma che nel secondo dopoguerra non era mai riuscita a superare la prima fase (nel 1958 era pure rimasta a casa, nel 1966 la Corea). E poi la staffetta Mazzola-Rivera, il massimo della rivalità calcistica, fra due campioni che dividevano l’Italia come in passato era capitato soltanto nella storia (guelfi e ghibellini) o nel ciclismo (Coppi-Bartali). Rivalità alimentata da due fuoriclasse del giornalismo: Gianni Brera, italianista e quindi mazzoliano, contro Gino Palumbo, riveriano della prima ora e sostenitore di un calcio più offensivo. E ancora: l’avvio fra le polemiche, con Rivera doppiamente furente. Prima, perché Lodetti, il suo luogotenente, era diventato il 23° giocatore in una lista di ventidue ed era stato rimpatriato per la convocazione non di uno, ma di due attaccanti (Prati e Boninsegna) al posto di Anastasi. Poi perché aveva scoperto che la squadra voleva Mazzola e non lui, accusato di correre poco. Decisione comunicatagli prima dell’esordio degli azzurri con la Svezia, con la necessità di convocare d’urgenza Rocco in Messico, per evitare un manzoniano «sproposito». Ci saranno altre magnifiche partite dell’Italia, mai più un’altra Italia-Germania. La Cappella Sistina del pallone.


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