#Fuoriporta, il Grande Torino di Brianza: da Radice ai Sala, da Pulici a Cazzaniga
Gigi Radice, uno dei protagonisti dei successi del Toro

#Fuoriporta, il Grande Torino di Brianza: da Radice ai Sala, da Pulici a Cazzaniga

Nella rubrica di Fabio Monti le radici briantee del secondo dream team granata, quello dello scudetto in rimonta sulla Juventus negli anni Settanta, quello dei pugni sui fianchi di Ferrini e della difesa ballerina con il Cesena

L’inaugurazione della mostra (temporanea) su Giacinto Facchetti («Ora sei una stella», fino all’1 marzo 2020) è stata l’occasione per riscoprire il bellissimo museo del Grande Torino, con sede in una splendida villa a Grugliasco, a undici chilometri dalla storica piazza San Carlo. Il museo è stato allestito non con l’aiuto del club granata, ma grazie al lavoro di un manipolo di volontari/ie, attraversati/e da una sconfinata passione granata: anziché trovare posto in quella che dovrebbe essere la sua sede naturale (il «Filadelfia» ricostruito), il museo resta dove ha trovato posto anni fa, grazie all’interessamento del sindaco (juventino) di Grugliasco.

Gli animatori del museo hanno avuto l’ottima idea di allestire mostre temporanee, per ricordare grandi uomini del calcio, anche se non hanno giocato per il Torino. Prima Riva, poi Zanetti e Antognoni, ora Facchetti. Ma è nella sala al primo piano, dedicata agli uomini del secondo Grande Torino, quello dello scudetto vinto il 16 maggio 1976, in rimonta sulla Juve, che ci si accorge di quanta Brianza ci sia nella conquista del settimo titolo granata. La prima immagine è quella di Gigi Radice, classe 1935, nato a Cesano Maderno, perché i genitori lavoravano alla SNIA (prima di diventare monzese doc), più seccato nell’espressione per la mancata vittoria sul Cesena all’ultima giornata (dopo 14 vittorie casalinghe), che festante per il titolo («ma cosa avete combinato lì dietro?»).

E poi ecco i due Sala: Patrizio, di Bellusco, campione d’Italia a 21 anni nemmeno compiuti, uno che correva per due e forse per tre e Claudio, capitano e «poeta del gol», che il presidente Pianelli aveva acquistato dal Napoli già nel 1969 e che Radice aveva trasformato nell’uomo dei cross telecomandati per Graziani e Pulici. Già: Paolino Pulici, nato a Roncello il 27 aprile 1950, al Torino dal 1967, capace di segnare 21 gol nelle 30 partite del campionato tricolore (sei in più del suo «gemello» Graziani), uno che oggi si diverte a dire agli amici: «Io non ho giocato nel Torino, io sono il Torino».

E che racconta: «Nelle mie prime partitelle con la prima squadra venivo sempre marcato da Giorgio Ferrini che, per obbligarmi a tenere i gomiti alti, mi riempiva di pugni ai fianchi. Un giorno non ce la feci più e con un gomito troppo alto colpii Giorgio al naso facendolo sanguinare. Lui allora mi disse: adesso sì che sei del Toro». E di Roncello è Romano Cazzaniga, il vice di Castellini, tre presenze nell’anno dello scudetto, divenuto nel tempo il vice di Radice. Erano bei tempi. In tutti i sensi.


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