#Fuoriporta, il gol del virus in contropiede. E il silenzio di chi non sa cosa fare
Hirving Lozano festeggia durante Napoli-Genoa del 27 settembre

#Fuoriporta, il gol del virus in contropiede. E il silenzio di chi non sa cosa fare

Nella rubrica di Fabio Monti, il caso Genoa con il primo focolaio di positivi in serie A. Un episodio che ha messo a nudo le tradizionali incertezze di chi è chiamato a condurre la macchina del calcio. Ma che si è limitato ad attendere il risultato dei tamponi.

Un gol in contropiede. Lo ha segnato Covid-19, perché nel momento stesso in il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, aveva ottenuto dal governo un protocollo sui tamponi meno restrittivo si è manifestato il primo vero focolaio in serie A, con i 14 positivi del Genoa, dopo isolate apparizioni in altre squadre (Ibrahimovic il caso più noto). E il calcio italiano si è scoperto senza certezze, secondo tradizione.

Per rispondere alla domanda più semplice (che cosa si deve fare, in presenza di un numero elevato di positività nella stessa squadra?), è stato necessario avviare una gara a inseguimento per scegliere la strada da seguire: resistere al virus e continuare a giocare, rinviare una partita o l’intera giornata di campionato? Per un giorno e mezzo, si è sentito soltanto un gran silenzio da parte di chi non sapeva esattamente come muoversi, in attesa di nuovi tamponi. In altre circostanze, Genoa-Torino di sabato 3 ottobre si sarebbe posticipata con effetto immediato, invece si è preso tempo, sperando in qualche miracolo, in mancanza di regole certe che sarebbe stato necessario fissare prima dell’inizio di questo campionato.

Gli altri Paesi non hanno perso tempo. In Francia, si gioca finché una squadra ha almeno 20 giocatori negativi al tampone; in Premier League, bastano 14 elementi sani per non fermarsi; in Spagna la quota minima scende di una unità, 13 giocatori, ma almeno cinque devono essere obbligatoriamente della prima squadra. In Italia, la stagione è partita con un vago richiamo alla indicazione Uefa (13 giocatori non contagiati e fra questi un portiere) prima che il caso-Genoa avviasse la solita analisi post (e mai pre-ventiva).

Senza dimenticare che quanto si è visto durante Napoli-Genoa (giocatori che litigano a 10 centimetri di distanza) e in altre partite (baci e abbracci dopo i gol) sono un insulto al buonsenso, prima ancora che alla prevenzione. Come se il virus fosse stato sconfitto e non fosse in piena espansione. Poi se si è costretti a bloccare il campionato, tutti a strapparsi le vesti, a protestare, a chiedere di giocare. Per non fallire.


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