#Fuoriporta, il caos delle regole e il rischio manicomio: il calcio finisce nel pallone
L’utilizzo del Var, qui durante Juventus-Atalanta dello scorso maggio

#Fuoriporta, il caos delle regole e il rischio manicomio: il calcio finisce nel pallone

Nella rubrica di Fabio Monti, l’evoluzione normativa che regola uno sport che «era popolare soprattutto perché tutti, dai 3 ai 100 anni, erano in grado di capire le regole in un minuto. Adesso è il caos»

Il 26 ottobre 1863, nella Freemason Tavern di Londra viene fondata la Football Association. È l’atto di nascita del calcio moderno, quello che esclude l’uso delle mani (a parte il portiere, ma solo dal 1875), determinando la definitiva separazione dal rugby. Nel 1875, viene introdotta la traversa di legno a unire i due pali; nel 1877, è sancita la durata delle partite (90 minuti) e il numero dei giocatori in campo (11 per squadra); nel 1886 nasce l’International Board, l’organismo deputato a diffondere le 17 regole del pallone, che verranno adottate in tutto il mondo; nel 1925, nasce il fuorigioco in senso moderno (regola 11, «un giocatore si dice in posizione di fuorigioco quando, nel momento in cui un compagno giochi il pallone, egli si trovi nella metà campo avversaria, più vicino alla porta avversaria rispetto a dove si trova il pallone nel momento del passaggio e tra di lui e la linea di porta avversaria non ci siano almeno due giocatori avversari»). Il calcio moderno ha stravolto le abitudini, la televisione ne ha snaturato lo spirito e lo ha coperto d’oro, le regole, a partire dalla fine di Italia 90, sono in continuo cambiamento, nel nome dello spettacolo e con tutto il potere passato dai difensori agli attaccanti. Alcune novità si sono rivelate azzeccate (esempio: il divieto di prendere il pallone con le mani per il portiere sul retro passaggio di piede di un compagno); altre, avendo puntato sulla discrezionalità dell’arbitro invece che sulla certezza delle norme, continuano a provocare danni: il fallo di mano è diventato un mani-comico (copyright: Roberto Beccantini). E sul fuorigioco si continua a navigare a vista: cancellato il concetto di «luce» fra chi attacca e chi difende e senza una chiara visione del momento in cui parte il pallone per il passaggio decisivo, si annullano gol forse regolari e a convalidare gol forse da cancellare. Il Var, passo obbligato, dopoché un arbitro e due assistenti erano costretti a fare i conti con 26 telecamere, ha consentito di cancellare errori pesanti, ma alimenta nuove polemiche. Il senso del caos è nelle cifre, dopo otto giornate di A: 39 rigori fischiati nella prima stagione (2017-2018), 13 nella successiva, 40 in quella attuale, con una incidenza pesante della nuova regola sui falli di mano. Il calcio era popolare soprattutto perché tutti, dai 3 ai 100 anni, erano in grado di capire le regole in un minuto. Adesso è il caos, così come giocare ogni tre giorni (e a volte in uno spazio di tempo inferiore alle 72 ore) è un attentato alla salute dei giocatori e alla bellezza di questo sport.


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