#Fuoriporta: i rigori al tempo del Var, i pinguini in area e gli arbitri
19 MAGGIO 2019 SERIE A Juventus-Atalanta Nella foto: Rocchi controlla var (foto EcoBg/Magni Paolo Foto)

#Fuoriporta: i rigori al tempo del Var, i pinguini in area e gli arbitri

Nella rubrica #Fuoriporta, Fabio Monti analizza i rigori e il Var: al terzo anni i penalty hanno rotto gli argini, i giocatori in area sono come pinguini e gli arbitri non si rivelano all’altezza.

Incapace di adottarlo su questioni di bilancio e affini, il calcio italiano, sempre più in rosso, ha scoperto il fascino del rigore. Al terzo anno di Var, ecco che il numero dei penalty ha rotto gli argini: 187 in 380 partite, media 0,49 a gara, 65 in più del campionato 2018-2019. Un terzo dei rigori fischiati in serie A è nato da falli di mano, perché chi detta le regole evidentemente capisce poco di sport e non sa che il movimento delle braccia è legato a quello del corpo, come dimostrano anche i saltatori in alto, in lungo e i triplisti.
L’effetto è stato duplice: in area si sono visti non giocatori, ma pinguini, costretti a muoversi con le braccia dietro alla schiena; molti giocatori di attacco, invece di cercare l’assist per un compagno o il tiro in porta, hanno mirato direttamente al braccio dell’avversario.

Renzo Rosetti, gran capo degli arbitri europei, si è accorto a bocce ferme, ma comunque solo ad agosto, che «il gesto tecnico e il movimento devono essere capiti e interpretati dagli arbitri; non si può giocare con le mani allacciate dietro alla schiena, in posture innaturali». Anomalia italiana (all’estero i rigori per falli di mano sono stati molto meno), perché da noi si passa sempre da un accesso all’altro. Del resto, la regola è cervellotica di suo e di non facile interpretazione. Al di là della questione del mani-comio, il problema è che in Italia l’alto numero di rigori si spiega anche con la modestia della classe arbitrale.

Troppi fischietti, incapaci di decidere sul campo, hanno fatto un ricorso eccessivo al Var, dove emerge in modo chiaro un contatto fra due giocatori, ma non è possibile percepire l’intensità di questo contatto, percezione che appartiene o dovrebbe appartenere soltanto a chi giudica dal campo. Il Var era stato pensato e poi varato con altri scopi, ad esempio quello di mettere in luce eventuali episodi sfuggiti all’arbitro in aree molto affollate oppure di individuare se un fallo è avvenuto in area o fuori area.

Invece si è andati oltre, anche con l’uso improvvido del Var sul fuorigioco. Alla fine di un campionato durato 50 settimane (dal 24 agosto 2019 al 2 agosto 2020), con 124 gare dopo il lockdown, i gol sono stati 1.154, 135 in più di un anno fa. Ma non è detto che sia aumentato il livello dello spettacolo. La partita ideale, secondo gli studiosi di calcio, è quella che finisce 2-1, non 4-3.


© RIPRODUZIONE RISERVATA