#Fuoriporta: i 60 anni della Lega di C e l’eredità di Artemio Franchi
Una partita del Monza, tra i club più importanti della Lega di serie C (Foto by Foto di Fabrizio Radaelli)

#Fuoriporta: i 60 anni della Lega di C e l’eredità di Artemio Franchi

Nella rubrica di Fabio Monti un ritratto di Artemio Franchi, il più grande dirigente del calcio italiano: fu lui a creare, nel 1959, la Lega di serie C, che rappresentò una svolta per tutto il mondo del pallone.

Il 13 luglio 1959 nasce a Firenze la Lega Semiprofessionisti, che comprende le società di serie C e, nella prima fase, anche quelle di quarta serie. A volerla è colui che viene tuttora considerato il più grande dirigente del calcio italiano: Artemio Franchi, fiorentino di genitori senesi, classe 1922, arbitro di ottime prospettive, laurea in economia e commercio, passione infinita per il pallone, primo incarico da segretario della Fiorentina. A lui, salito alla presidenza della Figc nel 1967, si deve soprattutto la crescita della nazionale, dopo anni di buio pesto (fuori dal Mondiale 1958, eliminazione con il Cile nel 1962 e la Corea del Nord nel 1966): titolo europeo (1968) e il secondo posto al Mondiale in Messico (1970).

Eletto presidente dell’Uefa il 15 marzo 1973, muore in un incidente stradale alle 19.10 del 12 agosto 1983, mentre, sotto il temporale, sta percorrendo la statale 438, per raggiungere Vescona e prendere gli ultimi accordi con Silvano Vigni, che salirà sul cavallo della Torre al Palio dell’Assunta. Nonostante una carriera dirigenziale strepitosa, Franchi non ha mai dimenticato le sue origini e sono ancora attualissime le parole pronunciate nel discorso di investitura nella neonata Lega semipro: «Cari presidenti, non permetterò mai che facciate pazzie al calciomercato. Da voi esigo chiarezza nei bilanci e, soprattutto, la massima onestà».

I 60 anni della Lega di C e la figura di Franchi verranno celebrati martedì 16 luglio nella sede di Firenze, alla presenza di tutti i massimi dirigenti del calcio mondiale, a cominciare dal presidente della Fifa, Gianni Infantino e da quello della Federcalcio italiana, Gabriele Gravina, già alla guida della Lega di Firenze. Una iniziativa fortemente voluta da Francesco Ghirelli, il frenetico numero uno attuale della C («la Lega dei Comuni d’Italia, con i suoi 8 milioni di tifosi»). In 60 anni, il consorzio della società di C, che si sono ridotte da 90 a 60, hanno vissuto storie ed esperienze molto differenti, vicende che hanno riassunto i problemi (soprattutto economici) e le potenzialità, la litigiosità e la progettualità del calcio italiano.

Se è vero che oggi club con una grande storia alle spalle non riescono a iscriversi (un esempio per tutti: il Foggia), è anche vero che la Lega di C, sotto la presidenza di Abete, è stata la prima a introdurre i 3 punti per la vittoria, i playoff, i playout e il budget tipo per provare ad avere bilanci sani e credibili. Oggi ci sono tutte le condizioni per un vero rinascimento. Un bel segnale, con un auspicio: che il Monza saluti la compagnia già a maggio 2020.


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