#Fuoriporta, i 100 anni di Orfeo Pianelli: fece grande il Torino grazie alla Brianza
Orfeo Pianelli, al centro, durante i festeggiamenti per l’ultimo scudetto del Torino

#Fuoriporta, i 100 anni di Orfeo Pianelli: fece grande il Torino grazie alla Brianza

Il presidente granata avrebbe tagliato il secolo di vita: lo Sporting del capoluogo piemontese lo ricorda con un evento. Fu lui che consegnò al Toro l’ultimo scudetto, nel 1976. Grazie anche a quei brianzoli accorsi alla sua corte

Oggi, 15 ottobre, alle 18, nel salone dello Sporting di Torino e nel pieno rispetto delle norme anti Covid, verrà ricordato Orfeo Pianelli, nato il 10 agosto di cent’anni fa a Vignale di Borgoforte, in provincia di Mantova. Pianelli è stato soprattutto il presidente dell’ultimo scudetto del Torino, conquistato il 16 maggio 1976, ma anche l’uomo che ha rifatto grande la squadra granata, dopo gli anni terribili seguiti alla tragedia di Superga e alla morte di Gigi Meroni (15 ottobre 1967). Di quel Toro prima secondo (nel 1972), poi campione, quindi ancora secondo e ancora a un punto dalla Juve (51 a 50 nel 1977) impressiona il numero di giocatori brianzoli o legati alla Brianza, presenti in una rosa ristretta, come si usava allora. Luciano Castellini, il giaguaro, amico e rivale di Zoff, classe 1945, milanese, poi trasferitosi a Como, aveva giocato cinque anni nel Monza (dal 1965 al 1970), prima di vestire la maglia granata. A succedergli, nel Monza, era stato Romano Cazzaniga, nato a Roncello nel 1943, biancorosso fino al 1973 e poi al Torino nell’anno dello scudetto e in quello successivo. Da Roncello veniva anche Paolino Pulici, nato il 27 aprile 1950, una vita in maglia granata (dal 1967 al 1982, 134 reti), un attaccante che prima litigava con il pallone e poi non smetteva più di segnare. Il gemello del gol di Ciccio Graziani, lanciati dal capitano di quella squadra: Claudio Sala, nato a Macherio l’8 settembre 1947, che proprio a Monza era esploso nel triennio 1965-1968, prima di passare al Napoli e dopo un anno, nel 1969, al Torino, dove aveva cambiato ruolo, trasformandosi in un’ala spesso immarcabile. Anche l’altro Sala, Patrizio, otto anni meno di Claudio, aveva iniziato a giocare nel Monza (1973-1975) e aveva centrato lo scudetto al primo anno nel Toro. Primo anno e subito il titolo anche per il condottiero di quella squadra, Gigi Radice, che aveva esordito in panchina nel Monza, lui nato a Cesano Maderno il 15 gennaio 1935, che aveva scelto Monza come la città della sua vita e che aveva offerto in granata in calcio d’avanguardia. Era stato lo stesso Pianelli, presidente dal 1963 al 1982, a spiegare perché avesse scelto tanti brianzoli: «Perché è gente concreta, che non si tira mai indietro e non si arrende mai. Gente che, domenica per domenica, lotta per arrivare a qualcosa».


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