#Fuoriporta, dagli Europei ai Giochi: gli stop e tutti gli errori del passato
Il presidente del Coni, Giovanni Malagò

#Fuoriporta, dagli Europei ai Giochi: gli stop e tutti gli errori del passato

Nella rubrica di Fabio Monti, lo slittamento del Campionato continentale di calcio e li destino analogo che attende l’Olimpiade di Tokyo. Che già nel 1940 era stata costretta a rinunciare allo svolgimento dell’evento a cinque cerchi

L’Uefa, che ha fatto giocare il ritorno degli ottavi di Champions League fra Liverpool e Atletico Madrid a porte aperte, in uno stadio strapieno, mentre Covid-19 stava invadendo l’Europa e che avrebbe voluto completare il programma a porte chiuse giocando fino al 18 marzo (Barcellona-Napoli) ha avuto un ravvedimento, tardivo, ma efficace. Così l’Europeo 2020 slitta di un anno e adesso non resta che aspettare lo slittamento dei Giochi Olimpici, perché, nonostante l’ottimismo del presidente del Ciò, Bach e degli organizzatori giapponesi, è evidente che non ci sono le condizioni per gareggiare dal 24 luglio al 9 agosto. Del resto, Tokyo era già stata costretta a rinunciare all’Olimpiade nel 1940, causa la seconda guerra mondiale, che aveva cancellato anche l’edizione del 1944. L’idea olimpica era rimasta viva e la macchina era ripartita da Londra (1948) e in Giappone i Giochi sarebbero arrivati nel 1964. In questo quadro da conflitto planetario, stupisce l’atteggiamento di alcuni presidente delle squadre di serie A, che, a bassa voce, ma con insistenza, non si rassegnano all’idea che la stagione potrebbe anche essere terminata qui. Già la Lega aveva fatto una figuraccia, facendo giocare le partite fino al 9 marzo. Adesso, ogni giorno, in videoconferenza, i presidenti discutono, programmano, studiano possibili date per ripartire e stanno cercando in ogni modo di forzare il blocco per far riprendere gli allenamenti. Far ripartire il campionato da maggio a giugno sarebbe il segnale che tutto si è risolto nel modo migliore, ma le indicazioni di queste ore sono di segno opposto. E l’obiettivo dei presidenti è quello di limitare i danni economici, perché, in questo caso, i soldi sono tutto. Come se altri settori industriali non fossero sull’orlo della rovina. Piuttosto questa guerra contro un nemico che non dà tregua dovrebbe far riflettere i presidenti sugli errori commessi, primo fra tutti quello di perseverare con i bilanci in rosso. E ancora: considerare quasi come unica fonte di introiti i soldi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi. Senza dimenticare che, in una situazione altamente drammatica, si è visto come il format delle 20 squadre in serie A sia illogico e inattuale. In una parola: sbagliato.


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